È il primo grande uragano dell’anno.
L’uragano Erin potrebbe non aver toccato gli Stati Uniti, ma ha comunque avuto un impatto notevole sulla costa orientale Usa. La tempesta si è spostata verso nord-est nell’Oceano Atlantico, ma rimane comunque di dimensioni notevoli e ha effetti indiretti sul continente. È il primo grande uragano dell’anno. In una serie di video registrati dai satelliti GOES-19, è possibile osservare la progressione della tempesta e l’estensione delle bande esterne di Erin.
Il video della NOAA
Erin si è formato l’11 agosto, intensificandosi velocemente fino a diventare un uragano gigantesco di categoria 5 con venti fino a 260 km/h. Questa settimana, l’uragano ha perso la sua potenza eolica, indebolendosi a una tempesta di categoria due sulla scala Saffir-Simpson. Tuttavia, la tempesta ha lasciato il segno e continua a destare preoccupazione per alcune comunità costiere, continuando a rappresentare un pericolo di onde pericolose, inondazioni costiere e un elevato rischio di correnti di risacca.
Come si forma un uragano
Un uragano si forma sopra gli oceani con temperature superiori a 26-27°C nelle zone tropicali e subtropicali, quando l’aria calda e umida evapora, sale e si condensa creando nubi e rilasciando calore. Questo processo abbassa la pressione al suolo, attirando aria che, a causa della rotazione terrestre, inizia a ruotare e a condensarsi sempre di più, autoalimentandosi in un vortice sempre più intenso. Al centro del vortice, l’aria scende verso il basso, creando una zona di calma e scarsa nuvolosità chiamata notoriamente “occhio” del ciclone.
Il ruolo dei satelliti nello studio degli uragani
Dallo spazio, i satelliti Geostationary Operational Environmental Satellite (GOES) della NOAA hanno seguito Erin durante tutto il suo viaggio, contribuendo a tracciare un quadro della tempesta, così da poterne comprendere appieno le dimensioni e confrontarla con altri tipi di uragani. Con il passare del tempo, l’uragano, un tempo simmetrico e dall’aspetto sano, diventa più disorganizzato, perdendo forza e indebolendosi in condizioni meno favorevoli. Questi studi e queste osservazioni ci aiutano a prevenire i rischi derivanti dall’arrivo degli uragani sulle nostre coste.
Per saperne di più:
- Consulta il sito della NOAA.
