Secondo un nuovo studio, neutrini e materia oscura non si ignorano come pensavamo. Questo spiegherebbe perché le galassie sono meno raggruppate del previsto.
C’è qualcosa che non va nella mappa dell’universo. Cosa? È troppo omogenea. Se guardiamo l’eco del Big Bang (il fondo cosmico a microonde), i modelli teorici dicono che il cosmo di oggi dovrebbe essere pieno di “grumi”, ovvero ammassi densi di galassie. Invece, attualmente, la realtà è ben diversa: la materia è distribuita in modo più spalmato e liscio di quanto la teoria suggerisca.
Ora una ricerca dell’Università di Sheffield, guidata da Eleonora Di Valentino e William Giarè, suggerisce una soluzione. Non parliamo di rivoluzioni totali nelle leggi della fisica, basta infatti una modifica mirata: materia oscura e neutrini interagiscono. In pratica, hanno smesso di ghostarsi a vicenda.

Una frenata imprevista
Fino a oggi il Modello Standard della Cosmologia (Lambda-CDM) le ha sempre trattate come entità indipendenti tra loro. La materia oscura fa da collante gravitazionale, mentre i neutrini attraversano tutto senza interagire. Incrociando i dati dell’universo primordiale (raccolti dai telescopi Planck e ACT) con le mappe attuali, i ricercatori hanno notato però come queste particelle si scambino qualcosa.
Non dovete immaginare scontri violenti, qui parliamo più di un leggero trasferimento di energia, un contatto che però basta a frenare la tendenza della materia oscura ad addensarsi. Il risultato è esattamente quello che vediamo: un universo dove le grandi strutture crescono più lentamente e appaiono meno definite rispetto ai calcoli attuali.
Caccia aperta
Se i dati futuri di Euclid o dell’Osservatorio Vera Rubin confermassero l’ipotesi, questo cambierebbe tutto per la ricerca sperimentale. Il modello cosmologico attuale non sarebbe quindi sbagliato, ma solo incompleto. Per i fisici sperimentali, questa ricerca significa finalmente smettere di cercare alla cieca: ora sanno che serve trovare una particella di materia oscura capace di reagire ai neutrini. I componenti “fantasma” dell’universo, forse, sono meno isolati di quanto credevamo fino ad oggi.
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