Non tutti i ghiacciai si ritirano: il disgelo spinge alcune masse ad accelerare. La meccanica dell’acqua sotterranea minaccia le valli
Il movimento naturale dei ghiacciai sfugge alla vista umana, ma i segni dei loro passaggi cambiano il paesaggio da un giorno all’altro. In un’epoca, la nostra, ormai dominata dal ritiro delle nevi perenni a causa del riscaldamento globale, una frazione di queste strutture fa l’esatto opposto.
Alcuni bacini glaciali accelerano la loro marcia, spingendosi in avanti con forza per mesi o anni. Un gruppo di ricercatori ha appena catalogato oltre tremila di questi colossi in fuga. Gli autori hanno illustrato i risultati della loro indagine globale a metà febbraio 2026 sulle pagine del portale The Conversation, spiegando la fisica di questi scatti e tracciando la mappa dei nuovi rischi idrogeologici.
La spinta dell’acqua intrappolata
Le accelerazioni trasformano un flusso statico in una corsa capace di coprire decine di metri al giorno. Il blocco Nathorstbreen nelle isole Svalbard ha percorso oltre 15 chilometri in un decennio a partire dal 2008. La causa scatenante risiede sotto la superficie, dove l’acqua di disgelo si accumula senza trovare una via di fuga.

I ricercatori paragonano questo meccanismo all’aquaplaning di un’automobile: l’enorme peso della montagna di ghiaccio poggia su uno strato di acqua in pressione, annullando la presa sulla roccia millenaria. Quando il liquido riesce a defluire, il movimento rallenta e la struttura torna alla sua immobilità originaria.
I pericoli di una marcia inarrestabile
Gli studiosi hanno individuato questa dinamica nell’1% del totale globale, pari a circa il 16% dell’area glaciale del pianeta. Le concentrazioni maggiori si trovano nell’Artico, sull’Himalaya e sulle Ande. L’avanzamento minaccia infrastrutture vitali e terreni agricoli, in Pakistan ad esempio, la corsa del bacino Shisper tra il 2019 e il 2022, ha bloccato i fiumi formando laghi instabili, il cui collasso ha inondato la Karakoram Highway.
La potenza sprigionata da queste masse deforma la struttura interna del blocco, aprendo crepe profonde decine di metri in poche ore e generando terremoti glaciali registrabili anche a chilometri di distanza.
Oltre il ritiro dei ghiacci
Il comportamento di questi ghiacciai giganti, ci ricorda che il ghiaccio non risponde al riscaldamento del pianeta in modo prevedibile. Mentre la maggior parte delle vette si spoglia lentamente, questi bacini scelgono la via della fuga repentina, trasformando territori familiari in scenari nuovi e molto instabili. Osservare i loro scatti significa accettare che la natura possiede ancora ritmi capaci di sorprenderci, ricordandoci che in quanto ospiti di questo mondo e non padroni, dovremmo cominciare a ripensare anche la nostra presenza ai piedi delle montagne.
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