Un team internazionale guidato dall’Università di Ginevra ha individuato nel sottosuolo di Larderello e del Monte Amiata due enormi serbatoi di roccia parzialmente fusa, per un volume complessivo di circa 8.000 km³. Sono paragonabili a quelli dei supervulcani come Yellowstone, ma senza crateri o deformazioni del suolo.
La Toscana è famosa per i soffioni boraciferi di Larderello, sfruttati da decenni per produrre energia geotermica. Quello che nessuno immaginava è che a 8-15 km di profondità esistano due enormi accumuli di roccia fusa. Il più grande, sotto Larderello, occupa circa 6.000 km³; l’altro, sotto il Monte Amiata, circa 2.000 km³. Volumi paragonabili a quelli che alimentano i supervulcani di Yellowstone, Toba e Taupo.
La differenza è che lì i serbatoi sono segnalati da crateri, depositi eruttivi e deformazioni del suolo. In Toscana, invece, l’attività magmatica è prevalentemente plutonica: il magma risale ma rimane confinato in profondità, senza mai raggiungere la superficie. Per questo nessuno se ne era mai accorto.

Ma come l’hanno trovato?
I ricercatori hanno usato la tomografia del rumore sismico ambientale, una tecnica che sfrutta le vibrazioni naturali della Terra generate dalle onde oceaniche, dal vento e persino dalle attività umane. Hanno installato circa 60 sensori sismici ad alta risoluzione, misurando la velocità di propagazione delle onde. Dove le onde rallentavano, c’era roccia parzialmente fusa. Matteo Lupi, che ha guidato lo studio, ha detto che sapevano della presenza di attività geotermica, ma serbatoi così grandi erano difficili da immaginare.
Non c’è pericolo, ma apre prospettive
La scoperta, pubblicata su Nature, non significa che la Toscana stia per esplodere. L’attività vulcanica vera e propria è ferma da circa 200.000 anni. Tuttavia, apre nuove prospettive per la geotermia e per l’estrazione di litio e terre rare, spesso associati a questi sistemi magmatici profondi.
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