Il 18 marzo 2026 l’astrofilo DudeLovesSpace ha ripreso un brillamento di classe M2.7 sulla macchia solare AR4392. Le onde radio dell’esplosione del Sole sono state trasformate in suono
La macchia solare AR4392 è apparsa il 12 marzo. Non era enorme, ma nei 15 giorni successivi si è dimostrata una delle regioni più attive del ciclo solare, ormai in fase calante dopo il picco dell’anno scorso. Ha sfornato due brillamenti di classe M e diversi di classe C. Il più forte è stato quello del 18 marzo: M2.7, 16 minuti di durata, beccato per caso dall’astrofilo DudeLovesSpace mentre puntava il telescopio verso il Sole.
La traduzione delle onde radio
Il video mostra un lampo bianco che si allarga sulla superficie, poi si spegne. Ma l’astrofilo ha registrato anche le onde radio emesse dal brillamento. Le ha convertite in audio usando una tecnica chiamata sonificazione, che trasforma dati non udibili in suono. Il risultato è un rumore secco e metallico. Alcuni lo hanno paragonato al motore di una vecchia macchina da scrivere impazzita, mentre altri a un arco elettrico che scoppietta. A 150 milioni di chilometri di distanza, l’esplosione più violenta del sistema solare suona così.
Il sole non fa così (ma noi lo traduciamo)
Va precisato: nello spazio non c’è aria, quindi nessun suono viaggia fino a noi. Se potessimo ascoltare il sole direttamente, gli scienziati dicono che sarebbe un ronzio costante attorno ai 100 decibel, come stare accanto a un martello pneumatico. La sonificazione è infatti una traduzione, non una registrazione. Ma per i ricercatori è utile, perché l’orecchio umano coglie pattern che gli occhi a volte perdono su un grafico. Per il resto di noi è l’occasione per rendersi conto che il sole, quando si arrabbia, ha una voce decisamente inquietante.
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