L’epilogo geologico di Marte. Un’analisi che collega la fisica planetaria e la geologia per svelare la storia del vulcano più grande del sistema solare.

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Quando osserviamo la colossale sagoma di Olympus Mons, tre volte più alta dell’Everest, la nostra prima reazione è di stupore di fronte a una tale potenza. Eppure, questo gigante non è il simbolo della forza di Marte, ma la testimonianza del suo profondo silenzio geologico. La sua esistenza è un’anomalia resa possibile da una caratteristica fatale del pianeta rosso: la sua crosta è un pezzo unico, immobile. A differenza della Terra, Marte non ha mai sviluppato un sistema di placche tettoniche in movimento, una condizione che ha definito il suo destino e ha permesso la nascita di un monumento alla stasi cosmica

Olympus Mons
Mars: Olympus Mons | NASA SVS

La Terra in Movimento, Marte in Stasi Cosmica

Per comprendere la vera natura di Olympus Mons, dobbiamo guardare al nostro pianeta. Sulla Terra, la crosta è frammentata in placche che scivolano costantemente sopra il mantello. Quando un punto caldo, una colonna di magma fisso, erutta, la placca sovrastante si muove. Il risultato è una catena di vulcani, come le isole Hawaii, dove ogni isola rappresenta una fase diversa dell’attività.

Su Marte questo non è mai accaduto. Il punto caldo che ha alimentato la regione di Tharsis è rimasto fisso, e la crosta sopra di esso è rimasta ferma, condannando un unico punto della superficie a ricevere un flusso ininterrotto di lava per eoni.

La Lenta Costruzione di un Colosso Vulcanico: Olympus Mons

Immaginate una candela accesa sotto un foglio di carta immobile. La cera si accumulerà in un unico, grande ammasso. Questo è ciò che è successo su Marte. Per un tempo inimmaginabile, con colate laviche relativamente recenti datate a circa 200 milioni di anni fa, il punto caldo ha eruttato nello stesso identico luogo. Strato dopo strato, Olympus Mons è cresciuto, raggiungendo un’estensione che sarebbe fisicamente impossibile sulla Terra.

La sua stessa grandezza non è un segno di vitalità, ma la conseguenza diretta di una immobilità geologica, di un pianeta incapace di riciclare e muovere la propria superficie.

Mars: Olympus Mons | NASA SVS

Il Silenzio di un Cuore Planetario

Oggi Olympus Mons tace. Le sue pendici sono silenziose, forse da decine di milioni di anni. Essendo più piccolo della Terra, il nucleo di Marte ha perso il suo calore interno molto più rapidamente. Sebbene il suo motore geologico si sia quasi del tutto spento, alcuni scienziati non escludono che un flebile calore residuo possa, in un futuro lontanissimo, risvegliarlo. Ma per ora, il suo silenzio è la prova schiacciante di un pianeta che ha perso quasi tutta la sua energia interna, trasformando il vulcano in un’imponente cicatrice del suo passato infuocato.

La Lezione di Olympus Mons per la Terra

Studiare Olympus Mons significa leggere l’epilogo della storia geologica di Marte. Il destino del pianeta fu segnato molto prima, quando la perdita del suo campo magnetico globale, miliardi di anni fa, lo lasciò indifeso contro il vento solare. La fine del vulcanismo, di cui il vulcano è il simbolo, ha rappresentato il colpo di grazia, spegnendo l’ultima fonte di calore e di riciclo atmosferico.

Il gigante marziano ci insegna che la geologia dinamica della Terra non è un difetto, ma il meccanismo vitale che ci mantiene al sicuro. Finché la Terra resta in movimento, anche noi possiamo restare vivi. Olympus Mons ci ricorda quanto sia preziosa questa instabilità.

Fonti:

NASA (.gov): https://apod.nasa.gov/apod/ap230404.html