La NASA ha “rinchiuso” un gruppo di persone in un habitat marziano simulato, alle prese con tutti i problemi tecnici che potrebbero verificarsi su Marte.
Passeranno nell’habitat ben 378 giorni, isolati dal mondo esterno: un equipaggio è “rinchiuso” da mesi, per poter simulare esattamente quella che potrebbe essere la vita umana su Marte. Tra risorse limitate, problemi tecnici simulati e blackout delle comunicazioni, la NASA sta studiando le risposte fisiche e psicologiche di quattro persone, che pur non essendo realmente nello spazio stanno dando un importantissimo contributo all’umanità e allo sviluppo scientifico.
Cos’è la missione CHAPEA?
Si chiama CHAPEA (Crew Health and Performance Exploration Analog), ed è la seconda missione che la NASA organizza per simulare una permanenza umana in un habitat marziano per un anno intero. Il 7 maggio 2026 sono diventati 200 i giorni trascorsi dagli astronauti in isolamento, ma la missione arriverà a durarne ben 378. Ora l’equipaggio è sottoposto alla simulazione di un blackout radio, come un vero e proprio blackout delle comunicazioni tra Marte e la Terra; uno scenario realmente verificabile, al quale i futuri astronauti che metteranno realmente piede su altri corpi celesti dovranno essere preparati. In questa situazione quindi, gli astronauti coinvolti nell’esperimento stanno usando le risorse che hanno a disposizione per le loro necessità e per la risoluzione di eventuali problematiche, senza rivolgersi al centro di controllo missione.

Come si vive nell’habitat marziano?
L’innovazione non riguarda solo il futuro su Marte, ma anche quello sulla Terra: un particolare sorprendente riguardante la missione CHAPEA è, infatti, che l’habitat in cui si trova l’equipaggio è stato stampato in 3D. La missione è utile per testare procedure tecniche, ma anche per comprendere come l’essere umano reagisca in situazioni così particolari, di completo isolamento. Ogni scenario è finto, simulato, ma realmente verificabile; le simulazioni riguardano infatti le situazioni e gli ambiti più disparati: dalle passeggiate spaziali simulate alle esercitazioni in ambito geologico, fino alle attività mediche. Sono state perfino coltivate delle piante all’interno dell’habitat, uno scenario utilissimo al futuro dell’umanità su altri pianeti.

Tra stress fisico e psicologico
L’equipaggio è stato sottoposto a situazioni di forte stress ed emergenze, come problemi tecnici alle strumentazioni e nelle comunicazioni. Le loro reazioni, a livello concreto e a livello psicologico, sono risorse preziose per prevedere ogni scenario possibile, e gestire così nel migliore dei modi quelle che saranno le missioni future. Viene però monitorata anche la salute fisica dell’equipaggio: insomma, tutto ciò che può essere utile a pianificare missioni vere e proprie. La missione CHAPEA aveva inoltre lo scopo di testare perfino un sistema di distribuzione di acqua potabile e apparecchiature mediche.
Un punto di partenza per il futuro
Ad oggi gli astronauti impegnati in missioni simulate sono meno noti di quelli che, realmente, viaggiano nello spazio; eppure, il loro contributo non è meno importante. Un giorno, magari non troppo lontano, quello che vedremo nell’ambito dell’esplorazione spaziale sarà il risultato dei loro sforzi, del loro isolamento e della loro tenacia. Uno scenario fantascientifico che, in qualche modo, ci riguarda fin da ora, sulla Terra.
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