La causa potrebbe essere l’impatto di un antico asteroide. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Per decenni, gli scienziati hanno cercato di capire perché alcune rocce sulla Luna siano fortemente magnetizzate, nonostante la Luna oggi non abbia alcun campo magnetico. Le rocce lunari portate sulla Terra durante le missioni Apollo negli anni ’60 e ’70, così come i dati provenienti dalle sonde spaziali in orbita, hanno dimostrato che parti della superficie lunare, in particolare sul lato nascosto, contengono rocce con evidenti firme magnetiche. Nuove simulazioni al computer suggeriscono che un enorme impatto di un asteroide, miliardi di anni fa, potrebbe aver amplificato il debole campo magnetico della Luna, lasciando un’impronta magnetica ancora rilevabile nelle rocce lunari.
Il campo magnetico della Luna

Sebbene la Luna un tempo avesse un debole campo magnetico generato da un piccolo nucleo fuso, il nuovo studio suggerisce che probabilmente non sarebbe stato abbastanza forte da magnetizzare le rocce superficiali. Tuttavia, un enorme impatto di un asteroide potrebbe aver cambiato le cose, almeno per un breve periodo. Le simulazioni degli scienziati mostrano che un impatto potente, molto probabilmente quello che ha creato l’enorme bacino di Imbrium della luna, avrebbe vaporizzato il materiale superficiale e creato una nube di particelle surriscaldate e elettricamente cariche, note come plasma.
Mentre il plasma avvolgeva la luna, gran parte di esso si sarebbe concentrato sul lato opposto dell’impatto, amplificando temporaneamente il campo magnetico lunare in quella regione. Secondo il nuovo studio, le rocce nella zona potrebbero aver catturato questa breve ondata magnetica prima che il campo si attenuasse.
I risultati del nuovo studio
I risultati suggeriscono che l’impatto avrebbe innescato onde d’urto sismiche che avrebbero attraversato la Luna e si sarebbero concentrate sul lato opposto. Queste onde probabilmente hanno “oscillato” gli elettroni nelle rocce vicine proprio mentre il campo magnetico raggiungeva il picco, fissandone di fatto l’orientamento come un’istantanea geologica. I ricercatori stimano che l’intera sequenza si sia svolta in meno di un’ora, ma che abbia probabilmente lasciato una firma magnetica ancora oggi rilevabile.
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