“Avevano ragione!” Gli astronomi trovano la materia nascosta nelle strutture più grandi del cosmo.
Gli astronomi hanno scoperto un gigantesco filamento di gas che collega quattro ammassi di galassie e si estende per 23 milioni di anni luce. Ben 230 volte la lunghezza della nostra galassia. Con una massa 10 volte superiore a quella della Via Lattea, questa struttura rappresenta gran parte della “materia mancante” dell’universo, la cui ricerca aveva coinvolto gli scienziati per decenni. Con “materia mancante” non ci riferiamo alla materia oscura, si tratta di “materia ordinaria” composta da atomi, elettroni, protoni e neutroni (chiamati collettivamente barioni) che costituiscono stelle, pianeti, lune e il nostro corpo.
I modelli dell’Universo

Gli astronomi avevano già osservato questi filamenti in precedenza. Ma la loro debole luminosità aveva fatto sì che la loro luce fosse oscurata da altre fonti, come galassie e quasar. Ciò significa che le caratteristiche di questi filamenti erano rimaste un mistero. Ma ora, un team di astronomi è riuscito per la prima volta a determinare le proprietà di uno di questi filamenti, che collega quattro ammassi galattici. Fanno tutti parte del Superammasso di Shapley, un insieme di oltre 8.000 galassie che formano una delle strutture più massicce del nostro vicinato cosmico.
La materia mancante
Il filamento appena osservato non è solo straordinario in termini di massa e dimensioni, ma ha anche una temperatura di ben 10 milioni di gradi Celsius. È circa 1.800 volte più caldo della superficie del Sole. Fondamentali per la caratterizzazione di questo filamento sono stati i dati a raggi X dei telescopi XMM-Newton e Suzaku. Il team ha poi combinato queste osservazioni con i dati ottici provenienti da numerosi altri telescopi. La rivelazione di questo filamento di materia calda, finora inesplorato, che collega gli ammassi di galassie potrebbe aiutare gli scienziati a comprendere meglio queste strutture estreme e il modo in cui sono connesse attraverso le grandi distanze cosmiche.
Per saperne di più:
- Leggi i dettagli della scoperta sul sito del Centro di Astrofisica di Harvard.
