Anche viaggiando al massimo consentito dalla fisica, non usciremmo mai dal nostro angolo di Universo. Questo perchè il cosmo si espande troppo in fretta per permetterci di scappare.

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C’è questa idea fissa che per girare, osservare (e capire) l’Universo basti aspettare la tecnologia giusta. Un motore a curvatura, l’antimateria, qualcosa che ci spinga al 99% della velocità della luce, tutta roba citata nei film insomma. La verità è che anche se avessimo una nave capace di toccare quasi la velocità della luce, saremmo comunque bloccati. Il limite di Einstein non è solo il divieto stradale ma un recinto, se così si può chiamare. La colpa non è dei nostri motori, ma dello spazio intorno a noi.

Corriamo sul posto?

Il punto è che l’Universo si espande e da qualche miliardo di anni ha pure accelerato, spinto da quella cosa che chiamiamo energia oscura (e che non sappiamo bene cosa sia, purtroppo) e le galassie lontane si allontanano da noi. Se sommiamo la velocità di espansione su distanze enormi, otteniamo una velocità di recessione che supera quella della luce.

Adesso, per chiarezza: non è che le galassie violano la relatività muovendosi più forte della luce, è lo spazio in mezzo che si “gonfia”, crea spazio. Per i più atletici, pur non sapendo cosa si prova (ride, ndr), vi faccio questo esempio: è come correre su un Tapis Roulant a velocità massima. Corri e corri, non arrivando mai.

Espansione dell'Universo
Illustrazione dell’espansione accelerata dell’Universo. (Crediti: NASA’s Goddard Space Flight Center Conceptual Image Lab)

Il 94% è andato

Stando ai calcoli ottenuti dagli scienziati, la situazione è abbastanza deprimente: il 94% delle galassie che vediamo nell’Universo Osservabile è già, tecnicamente irraggiungibile. Se partissimo ora, alla velocità della luce, non arriveremmo mai, questo perchè i fotoni che quelle galassie emettono in questo istante non ci raggiungeranno mai, sono uscite dal nostro orizzonte causale.

Siamo chiusi in una gabbia dorata

Il nostro destino è il Gruppo Locale: Via Lattea, Andromeda, la Galassia del Triangolo e un po’ di galassie nane satelliti. La gravità qui è abbastanza forte da vincere l’espansione e tenerci insieme, tutto il resto, però, se ne sta andando. Tra un po’ di miliardi di anni (tanti, davvero, ma il concetto resta), l’espansione avrà portato via gli altri ammassi così lontano che la loro luce non ci arriverà più.

Un astronomo del futuro potrebbe puntare il telescopio e non vedere nulla oltre Andromeda, convincendosi di essere da solo nell’Universo. Che enorme tristezza, vero?

Per saperne di più:

Siegel, E., 94% of the universe’s galaxies are permanently beyond our reach, Big Think.

Davis, T. M., & Lineweaver, C. H., Expanding Confusion: common misconceptions of cosmological horizons