Secondo gli scienziati del SETI, gli eventi galattici luminosi potrebbero aiutarci a scoprire eventuali civiltà extraterrestri.

Tra tutte le domande rimaste ancora senza risposta, la questione della vita nell’Universo è sicuramente quella che cattura maggiormente la nostra attenzione. In un Universo il cui limite osservabile è di 46 miliardi di anni luce di distanza, è concepibile che potremmo essere soli, l’unico pianeta tra i milioni e forse miliardi che esistono dove la vita si è evoluta. Un’oasi di vita nell’oceano cosmico. I ricercatori hanno proposto che potrebbe essere possibile utilizzare eventi galattici luminosi (come le supernove) per utilizzarli come una specie di punto focale per trovare la vita stessa.

La scoperta del SETI sulla vita nell’Universo

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In un articolo pubblicato sull’Astronomical Journal il 12 febbraio, i ricercatori del SETI hanno spiegato di aver utilizzato il Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS), per circoscrivere questo “ellissoide” nel cielo. Non è altro che una regione dello spazio all’interno della quale qualsiasi civiltà intelligente avrebbe avuto il tempo di osservare un evento astronomico importante, in base al tempo impiegato dalla luce per viaggiare attraverso lo spazio. Il concetto si basa sul fatto che più di una civiltà avrebbe potuto osservare lo stesso evento da diverse posizioni.

I dati di TESS

Questa tecnica di ricerca può migliorare significativamente la nostra capacità di identificare potenziali segnali nello spazio. I dati di TESS coprono il 5% di quelli raccolti durante la sua missione di tre anni. Il team ha utilizzato dati di localizzazione 3D avanzati di Gaia (la missione dell’Agenzia spaziale europea che ha sviluppato la mappa 3D più precisa di sempre della nostra Galassia). In questo modo sono stati identificati 32 obiettivi nella regione meridionale della zona di osservazione TESS.

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