La prima missione di Starfall si conclude con successo. La nuova capsula riutilizzabile di SpaceX potrebbe avere applicazioni civili e militari
Alle 12:52 italiane di oggi, un Falcon 9 di SpaceX è decollato da Cape Canaveral dando inizio alla prima missione del misterioso programma Starfall. Poche ore più tardi, la missione si è conclusa con successo con l’ammaraggio della capsula nell’Oceano Pacifico. Si tratta di uno dei progetti più enigmatici sviluppati dall’azienda di Elon Musk, destinato probabilmente a diventare una nuova area di attività nel settore delle infrastrutture orbitali. Anche il lancio si è svolto in modo piuttosto insolito: nessuna immagine dall’orbita e, oltre alla presunta capsula, era presente anche un carico aggiuntivo della US Space Force (USSF).
Una nuova piccola capsula
Ma perché SpaceX avrebbe bisogno di una piccola capsula riutilizzabile? Una delle applicazioni più citate è quella della produzione farmaceutica in orbita, un settore emergente nel quale opera già la società Varda Space Industries, che ha guardato con una certa preoccupazione all’ingresso di un concorrente tanto potente. Del resto, il mercato della produzione orbitale è ancora agli inizi e potrebbe offrire ampi margini di crescita.
Le caratteristiche generali di Starfall sono state descritte recentemente in una documentazione della FAA. Si tratterebbe di una capsula piatta e riutilizzabile di circa tre metri di diametro, con una massa di circa due tonnellate e una capacità di carico di una tonnellata. Le correzioni di traiettoria verrebbero effettuate tramite getti di azoto compresso, mentre il rientro e l’atterraggio sarebbero affidati a un sistema di paracadute. Una soluzione semplice, economica ed ecologica. Il lancio potrebbe avvenire sia con un Falcon 9 sia, in futuro, mediante Starship.
I possibili impieghi
Tra i possibili impieghi figura naturalmente anche il settore della difesa. Alcuni ricorderanno il programma di ricerca della US Space Force per la consegna rapida di materiali in qualsiasi parte del mondo, culminato nel 2022 con un contratto quinquennale da 102 milioni di dollari e con titoli sensazionalistici come: «Starship atterrerà sulle teste dei nemici». In realtà, Starfall potrebbe inserirsi in un mercato ancora quasi inesplorato: quello di una infrastruttura orbitale di risposta rapida, capace di effettuare consegne praticamente ovunque sul pianeta.
Il nome Starfall
Il nome stesso, Starfall, significa letteralmente «pioggia di stelle» e appare particolarmente appropriato. Una tonnellata di capacità di carico consente infatti di trasportare molte cose: attrezzature leggere, aiuti umanitari, apparecchiature di emergenza o persino terminali Starlink. Immaginiamo l’effetto mediatico che potrebbe avere l’arrivo, poche ore dopo un terremoto o una grave alluvione, di una coppia di capsule già presenti in orbita e cariche di terminali Starlink pronti a ristabilire le comunicazioni. Sarebbe un successo straordinario per SpaceX. Ma la stessa infrastruttura potrebbe anche consentire di mantenere in orbita numerose capsule con carichi molto più discreti, pronte a essere richiamate in qualsiasi momento. E forse è proprio questa doppia natura, civile e militare, a rendere Starfall uno dei progetti più interessanti e misteriosi sviluppati oggi da SpaceX.
Per saperne di più:
- Consulta il sito di SpaceX



