Il brevetto di RKK Energia su una stazione orbitale rotante è stato reso pubblico da alcuni media abbastanza travisato: niente fantascienza, ma un progetto pragmatico e fattibile

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Negli ultimi giorni la rete è stata invasa da titoli e post entusiasti che vagheggiano stazioni spaziali rotanti in stile 2001: Odissea nello spazio: enormi anelli orbitanti, architetture eleganti e suggestioni più cinematografiche che ingegneristiche. Il tutto prendendo spunto da una notizia reale, ma spesso semplificata e travisata. Analizziamo la stazione orbitante rotante russa.

Stazione orbitante russa
Una delle illustrazioni presenti nel brevetto depositato in Russia al n. 2846902. Credito: fips.ru

A fare chiarezza, fin dall’inizio, è Space.com che nel suo articolo che potrete trovare qui, ha presentato correttamente il tema: un brevetto depositato da RKK Energia per una stazione orbitale in grado di generare gravità artificiale fino a 0,5 g, basata su soluzioni concrete, modulari e tecnologicamente credibili. Nessuna ruota gigante alla Kubrick, nessuna architettura da kolossal: solo ingegneria spaziale pragmatica.

Il brevetto

Il paradosso è che molti articoli e post successivi hanno preso spunto proprio da questa notizia, ma limitandosi alla formula accattivante “stazione orbitale rotante”, senza osservare le illustrazioni del brevetto. Da lì, il passo verso le fantasie cinematografiche è stato breve. Peccato, perché i disegni mostrano tutt’altro: quattro moduli molto simili al Nauka, collegati a strutture che terminano con habitat gonfiabili, dove la gravità artificiale sarebbe massima grazie alla rotazione.

Si tratta di un’idea interessante proprio perché affronta un problema reale delle missioni di lunga durata – gli effetti della microgravità sul corpo umano – utilizzando soluzioni compatibili con tecnologie già esistenti, senza stravolgimenti radicali né salti nel buio. Un approccio che rispecchia perfettamente la tradizione di Energia.

Ancora nulla di ufficiale

Va comunque ricordato che nulla è stato deciso ufficialmente: il brevetto non equivale a un programma approvato e, come dimostra il lungo e travagliato percorso del progetto ROSS, tra uno studio concettuale e una stazione in orbita c’è un abisso fatto di budget, politica e tempi lunghissimi.

Vale la pena notare, infine, come l’idea di stazioni orbitanti rotanti abbia radici storiche profonde: dai concetti pionieristici di Wernher von Braun, fino ai progetti realizzati o studiati dall’URSS, come il curioso tentativo di una missione Voskhod con un dispositivo di simulazione centrifuga per gravità artificiale. Queste sperimentazioni dimostrano che l’idea di usare la rotazione per imitare la gravità non è una novità cinematografica, ma un tema concreto su cui ingegneri e astronauti hanno riflettuto per decenni (leggi di più sulla missione Voskhod in questo mio articolo).

Notizia per quello che è

In definitiva, mentre molti hanno preferito sognare stazioni degne di Stanley Kubrick, bisogna leggere davvero la notizia per quello che è: non fantascienza, ma un concetto preliminare, sobrio e potenzialmente realizzabile. Meno cinema, più realtà. Ed è proprio questa la parte più interessante.

Un ringraziamento a: Post LinkedIn di Philippe Couè