Secondo le ultime ricerche, i terremoti lunari sarebbero più diffusi del previsto nelle pianure basaltiche; questo fornisce importanti elementi per ricostruire le dinamiche globali dei movimenti della Luna, che si riveleranno utili per pianificare le prossime missioni esplorative.
Se la Luna può sembrare una roccia morta e statica all’apparenza, in realtà è nota da tempo la presenza di movimenti tettonici che provocano deboli terremoti lunari superficiali. Il meccanismo che li genera, tuttavia, è ben diverso da quello che osserviamo sulla Terra: sulla Luna non sono presenti le placche tettoniche in movimento, tipiche del nostro Pianeta; quello che accade riguarda quindi una dinamica di raffreddamento a cui è soggetto il nostro satellite. La Luna infatti si sta ancora raffreddando, a distanza di ben 4,5 miliardi di anni dalla sua formazione; questo provoca letteralmente un restringimento del nostro satellite che, raffreddandosi, si sta lentamente “raggrinzendo” con la conseguente formazione di increspature della sua crosta.
Proprio dalla mappatura di queste creste giungono nuove informazioni, analizzate negli ultimi mesi dal Center for Earth and Planetary Studies dello Smithsonian Institution negli Stati Uniti, grazie a un team guidato da Cole Nypaver.

Le creste: una grande diffusione nei mari lunari
Le informazioni giungono da una nuova e completa mappa delle creste nei mari lunari, che rivela una maggiore diffusione rispetto al previsto dell’attività tettonica in queste regioni della Luna; alcune di queste creste sembrerebbero risalire inoltre a tempi molto più recenti di quelli ipotizzati fino ad oggi, anche poche decine di milioni di anni fa.
Le creste sono state rilevate nei mari lunari, ampie piane basaltiche (e quindi di origine vulcanica) in cui la spinta provocata dal restringimento della superficie genera delle “grinze”; precedentemente, gli studiosi si erano concentrati principalmente su altri tipi di creste, quelle che interessano gli altopiani rocciosi della Luna originate dalla spinta di materiale verso l’alto. I nuovi studi che interessano invece le strutture nei mari lunari sono estremamente rilevanti: per la prima volta infatti ci si approccia allo studio di questi fenomeni come parte di un sistema unificato, e quindi di una dinamica di restringimento globale.

La datazione dei terremoti lunari
Un aspetto interessante degli studi sui terremoti lunari è la datazione delle creste mappate: non potendo datarle direttamente, gli studiosi si sono occupati delle aree circostanti. I terremoti generati dagli spostamenti delle faglie sono infatti in grado di eliminare i crateri vicini, effetto tipico dell’attività tettonica che permette di riconoscerne la presenza sui corpi celesti. A partire da un’analisi quantitativa dei crateri che circondano una faglia è quindi possibile determinare a quando risalgono i suoi ultimi movimenti.
Il risultato di queste analisi è in accordo con gli studi precedentemente fatti sulle dinamiche degli altopiani: l’età di formazione delle dorsali nei mari lunari sarebbe compresa tra i 310 e i 50 milioni di anni fa e dallo studio della loro inclinazione e delle dinamiche che le hanno interessate si è stimato che la superficie dei mari si è ridotta dello 0,003-0,004%.
Entrambi gli ambienti (altopiani e mari lunari) sembrerebbero essere quindi interessati dalle stesse dinamiche di contrazione; si ipotizza quindi che le scarpate che interessano gli altopiani abbiano origine dalle stesse faglie che generano le strutture nei mari.

Perché è importante?
Lo studio dei terremoti lunari consentirà chiaramente di avere nuove informazioni sulla storia e sulla formazione della Luna, ma non solo: comprendere il funzionamento dell’attività tettonica del nostro satellite è un importante punto di partenza per le prossime missioni lunari, compresa la fondazione di eventuali basi a lungo termine; i terremoti lunari potrebbero provocare infatti danni ed essere pericolosi per gli insediamenti e per le esplorazioni.
Avere a disposizione una mappa aggiornata delle sorgenti sismiche fornisce quindi un utile presupposto per l’eventuale scelta dei siti per possibili allunaggi futuri, per la sicurezza delle missioni e degli astronauti che ne prenderanno parte.
Fonti
