Una struttura ad anello di galassie larga 1,3 miliardi di anni luce, scoperta nell’universo lontano, mette in discussione il modello cosmologico standard e il Principio Cosmologico: ecco cosa sappiamo sul misterioso “Big Ring”
Nel 2024 un gruppo di astronomi ha individuato, nell’universo lontano, un anello quasi perfetto formato da galassie, con un diametro di circa 1,3 miliardi di anni luce. Una dimensione di questa struttura che mette in difficoltà i modelli teorici attualmente accettati e che, secondo gli studiosi, potrebbe richiedere una revisione del modello cosmologico standard.

Una scoperta di questa struttura guidata da Alexia Lopez
La scoperta, presentata al 243° incontro dell’American Astronomical Society e successivamente pubblicata sul Journal of Cosmology and Astroparticle Physics, è frutto del lavoro dell’astronoma Alexia Lopez, dell’Università del Lancashire Centrale. La luce analizzata per individuare la struttura, battezzata “Big Ring”, ha viaggiato per 6,9 miliardi di anni prima di raggiungerci.
Non è la prima anomalia scoperta in quella regione di cielo. Già nel 2021 lo stesso team aveva individuato un’altra struttura enorme, soprannominata “Giant Arc”, situata nella stessa porzione di cielo e alla stessa distanza del Big Ring. Secondo la Lopez, nessuna delle due strutture risulta facile da spiegare con l’attuale comprensione dell’universo, e le loro dimensioni e forme straordinarie devono indicare qualcosa di rilevante, anche se non è ancora chiaro cosa.
Non una semplice oscillazione acustica barionica
Il primo sospetto degli scienziati era che si trattasse di una Oscillazione Acustica Barionica, cioè una delle tipiche disposizioni sferiche di galassie che rappresentano i resti fossili delle onde sonore propagatesi nell’universo primordiale. Tuttavia, il Big Ring non corrisponde a questo schema: le oscillazioni acustiche barioniche hanno infatti una dimensione fissa di circa un miliardo di anni luce, mentre un’analisi più approfondita ha rivelato che la struttura ha piuttosto una forma a cavatappi, che solo dalla nostra prospettiva appare come un anello.
Una sfida al Principio Cosmologico
Il vero problema riguarda il Principio Cosmologico, secondo cui l’universo, osservato su grande scala, dovrebbe apparire sostanzialmente uniforme in ogni direzione, senza irregolarità superiori a una certa soglia. Lopez ha spiegato che i cosmologi stimano attualmente il limite teorico per la dimensione di queste strutture in circa 1,2 miliardi di anni luce, ma sia il Big Ring sia il Giant Arc superano abbondantemente questo valore, con quest’ultimo addirittura tre volte più grande del limite previsto.

Le ipotesi sul tavolo
Tra le spiegazioni proposte figura la cosmologia ciclica conforme di Roger Penrose, secondo cui l’universo attraverserebbe infiniti cicli di espansione successivi al Big Bang, un modello che prevede effettivamente la formazione di strutture ad anello, pur presentando a sua volta diverse criticità irrisolte. Un’altra possibilità riguarda le cosiddette stringhe cosmiche, ipotetici difetti topologici nel tessuto dello spazio-tempo formatisi durante l’espansione dell’universo primordiale, di cui però non esistono ancora prove fisiche dirette, solo indizi teorici.
Per ora resta aperta anche l’ipotesi più prosaica, ovvero che si tratti di semplici allineamenti casuali di galassie, sebbene gli scienziati la considerino poco probabile. La strada più promettente per chiarire il mistero sarà cercare altre strutture simili sparse nell’universo, capaci di confermare se il Big Ring e il Giant Arc siano eccezioni isolate o la prima traccia di qualcosa di più profondo nella struttura del cosmo.
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