Tra fisica quantistica e filosofia: cosa ci dicono davvero gli esperimenti su un possibile universo simulato?

Advertisement

Immagina che tutto (le stelle, gli atomi, l’Universo, persino i tuoi pensieri) sia solo codice che gira su un supercomputer potente oltre ogni nostro limite. Se alzi lo sguardo ora, qualcuno, o qualcosa, potrebbe premere “pausa“. Sembra fantascienza? Forse no. Fisici e filosofi discutono seriamente di questa idea da oltre vent’anni.

L’idea di Nick Bostrom

Il dibattito moderno è esploso nel 2003, quando il filosofo di Oxford Nick Bostrom pubblicò un saggio rivoluzionario. Il suo argomento è un “trilemma” logico: una delle seguenti tre affermazioni è quasi certamente vera:

1. Le civiltà avanzate si estinguono sempre prima di poter creare simulazioni perfette;
2. Le civiltà avanzate hanno questa potenza, ma non sono interessate a creare simulazioni.
​3. Viviamo quasi certamente dentro una simulazione.

​Il ragionamento è che se l’opzione 3 è possibile, esisteranno miliardi di universi simulati e un solo universo “base”. La probabilità di essere noi in quell’unico universo base è statisticamente quasi zero.

L’universo è una simulazione? L'ipotesi di Nick Bostrom.
Nick Bostrom (2014)

The Truman Show, Universo o fisica?

​Questa ipotesi può sembrare astratta, ma il suo fascino non è diverso da quello di un film come The Truman Show. Anche lì, un uomo vive in un mondo perfetto e artificiale, ignaro che ogni aspetto della sua vita sia controllato. Quando Truman inizia a sospettare che qualcosa non torni, la sua curiosità diventa un atto rivoluzionario. È la stessa domanda che la fisica moderna si pone: se tutto fosse una simulazione, potremmo mai accorgercene?

Truman, interpretato da Jim Carrey in The Truman Show (1998)

La fisica che dà indizi

Questa idea filosofica trova strane eco nella fisica teorica.
Primo, c’è il Principio Olografico (teorizzato da Gerard ‘t Hooft e Juan Maldacena). Questa teoria suggerisce che tutte le informazioni di un volume 3D (come l’universo) possano essere “scritte” sulla sua superficie esterna 2D, proprio come un ologramma.
Secondo, c’è il “pixel” della realtà. L’universo non sembra essere “liscio” all’infinito. Ha un limite minimo, la Lunghezza di Planck.

L’esperimento che ha cercato il “glitch”

​I fisici hanno provato a testarlo. L’esperimento “Holometer” al Fermilab (Chicago) ha cercato un “rumore olografico”. L’idea, proposta da Craig Hogan, era che se lo spaziotempo è “pixellato“, ci dovrebbe essere un “glitch” fondamentale.
L’Holometer ha usato laser potentissimi per cercare questo “tremolio” quantistico. I risultati, pubblicati nel 2015 e 2016, sono stati chiari: nessun glitch trovato. L’esperimento ha raggiunto la sensibilità necessaria e ha escluso la versione specifica della teoria di Hogan. Questo non prova che non siamo in una simulazione, ma ha escluso quel particolare modello di “rumore olografico“.

Holometer, foto di Reidar Hahn, Fermilab

Il programmatore ci sta guardando?

Se siamo codice, cosa succede quando “osserviamo” la realtà? Stranamente, la fisica quantistica ci dice che una particella non ha una posizione definita finché non la misuriamo. Solo allora “collassa” in un punto.
Alcuni interpretano questo come un sistema di ottimizzazione: perché il supercomputer dovrebbe “sprecare RAM” per calcolare ogni particella, se può “renderizzare” la realtà solo quando un essere cosciente la osserva?
​È un pensiero che ci riporta a Truman. Forse non possiamo “dimostrare” la simulazione, forse non lo è nemmeno… ma possiamo continuare a cercare la “porta azzurra nel cielo”.

Fonti dell’articolo:

  1. Bostrom, N. (2003). Are You Living in a Computer Simulation? Philosophical Quarterly.
  2. ​Maldacena, J. (1998). The Large N limit of superconformal field theories and supergravity. Advances in Theoretical and Mathematical Physics.
  3. ​Holometer Collaboration (Chou, A. S., et al.)a. First Measurements of High Frequency Cross-Spectra from the Fermilab Holometer. Physical Review