Gustave Holst (1874-1934) è il precursore e ispiratore di molte colonne sonore cinematografiche di fantascienza che fanno suonare l’Universo

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La suite The Planets, composta tra il 1914 e il 1916, dal compositore inglese Gustave Holst (1874-1934), è un’opera orchestrale che scopre l’essenza dei pianeti, trasformando la loro esistenza in suono. La filosofia alla base di The Planets è che l’Universo, lontano dall’essere uno spazio vuoto e muto, è un luogo in cui le leggi fisiche risuonano come temi musicali. La suite The Planets trascende la musica classica legando i pianeti ad una visione umana, riflessiva e simbolica riguardante la nostra consapevolezza della fine e la nostra incessante spinta verso l’ignoto, in un certo senso la sua opera è una metafora della vita.

Marte
Marte, il pianeta rosso

Marte

Marte (l’azione cinetica), brano imponente e impressionante, caratterizzato da dissonanze marcate e da un crescendo parossistico fino a trasformarsi in una sorta di marcia militare che incombe implacabile e minacciosa. Inoltre, l’opera riesce a evocare scene di battaglia di immense proporzioni nelle quali si possono cogliere i segni premonitori della prima Guerra Mondiale e dei suoi tragici orrori. 

Giove
Le nubi di Giove

Giove

Giove (la stabilità gravitazionale) si manifesta come un brano opulento e gioviale, con note scoppiettanti che richiamano l’atmosfera di una festa paesana con le sue fanfare e corni. Di conseguenza, l’ascoltatore viene proiettato in una dimensione di maestosità e celebrazione.

Venere

Venere è l’antitesi di Marte; la sinfonia appare pacata e contraddistinta da morbidi accordi uniti ad arabeschi di arpeggi. In questo modo non c’è carnalità nella rappresentazione della sua Venere, ma una visione spirituale dell’amore.

Mercurio Sole
Mercurio e il Sole

Mercurio

Tanto è pacata ed idilliaca la musica in Venere quanto veloce e guizzante diventa in Mercurio(messaggero degli dei con le ali ai piedi), proprio perché è il più rapido, impiegando soltanto ottantotto giorni a compiere la sua orbita.

Pianeta Saturno con le sue lune maggiori
Saturno con le sue lune maggiori, rappresentazione artistica

Saturno

La vera genialità filosofica di Holst emerge nella sua visione del tempo e del destino, magistralmente espressa in Saturno (The Bringer of Old Age). Questo non è solo un brano sulla vecchiaia, è la messa in musica dell’inevitabilità cosmica. La musica ci costringe a confrontarci con la nostra mortalità e, per estensione, con la finitudine di ogni cosa nell’Universo.

Nettuno
Nettuno

Nettuno

Il viaggio si conclude con Nettuno (The Mystic). Qui, l’astronomia ci presenta il confine, l’ultima frontiera del Sistema Solare. La musica si dissolve in un coro che svanisce nel nulla. Holst ci lascia con il riconoscimento che, sebbene le leggi dell’Universo siano implacabili, la nostra capacità di comprenderle e musicarle sia il nostro modo di sentirci vicini ad esso, non solo mediante lo studio scientifico, ma anche attraverso la nostra anima

Fonte: Nasa.gov