72 secondi e una sequenza di numeri e lettere su un foglio di carta stampato. Un astronomo che ci scrive sopra “Wow!” con la matita rossa. Quasi 50 anni dopo, la questione è ancora aperta
Era il 15 agosto 1977. Il radiotelescopio Big Ear dell’Ohio State University stava facendo quello che faceva ogni giorno da anni, ovvero scandire il cielo in cerca di segnali radio anomali nell’ambito del programma SETI, la ricerca di intelligenza extraterrestre. Nessuno era presente in quel momento: il telescopio lavorava automaticamente, stampando su carta i dati raccolti. Qualche giorno dopo, l’astronomo volontario Jerry Ehman si sedette a sfogliare quei fogli, si fermò e circondò con la matita rossa una sequenza di caratteri, “6EQUJ5”, che rappresentava la variazione di intensità di un segnale radio nel tempo. Nel margine scrisse una sola semplice parola: “Wow!”
Cosa lo rendeva così strano
Il segnale era stretto e concentrato su una frequenza specifica vicina a quella emessa naturalmente dagli atomi di idrogeno, aveva inoltre un’intensità circa 30 volte superiore al rumore di fondo. Si comportava esattamente come ci si aspetterebbe da un segnale proveniente da una fonte puntiforme lontanissima, che entra ed esce dal campo visivo del telescopio mentre la Terra ruota. Durò 72 secondi, il tempo massimo in cui il Big Ear poteva osservare un punto del cielo. Non fu mai rilevato di nuovo, nonostante decenni di tentativi. Una rianalisi, pubblicata nel dicembre 2025, rielaborando con tecnologie moderne i 75.000 fogli di dati originali, ha stabilito che il segnale era ancora più intenso di quanto si credesse, superando i 250 Jansky, l’unità di misura dell’intensità radio in astronomia, rispetto alle stime precedenti comprese tra 54 e 212.

Dov’è oggi la questione
La spiegazione più recente (e credibile) viene dal progetto “Arecibo Wow!” Di Abel Méndez dell’Università di Porto Rico. Méndez e il suo team suggeriscono che il segnale possa essere stato causato da una nube di idrogeno neutro nello spazio che si è illuminata improvvisamente a causa di una sorgente di fondo transitoria, come ad esempio una stella di neutroni in fase di eruzione, un fenomeno raro che richiederebbe un allineamento preciso tra la nube, la sorgente e la Terra, e che spiegherebbe sia l’intensità anomala che il fatto che il segnale non si sia mai più ripetuto. «I nostri risultati non risolvono il mistero del segnale Wow!, ma ci danno il quadro più chiaro che abbiamo mai avuto», ha scritto Méndez.
Quello che rende il segnale Wow diverso da quasi ogni altro mistero scientifico è che nel tempo ha accumulato prove, né si è mai verificato di nuovo. È rimasto esattamente quello che era: 72 secondi di qualcosa che non abbiamo mai più sentito. La scienza lavora sulla, verifica e conferma dei dati indipendenti, ma il segnale Wow non ha offerto niente di tutto questo, rimanendo uno dei misteri (spesso legati a teorie del complotto) più controversi e affascinanti dell’astronomia.
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