Camille Flammarion scrisse oltre 50 libri, fondò una rivista e una società scientifica, osservò Marte per decenni e divenne il più grande divulgatore astronomico del suo secolo. Partendo da zero, a 16 anni, con un manoscritto di 500 pagine e nessuno che lo aspettasse
184 anni fa, il 26 febbraio 1842, nasceva a Montigny-le-Roi, un piccolo paese dell’Alta Marna francese, un bambino che sapeva leggere a 4 anni, faceva osservazioni meteorologiche sistematiche a 11, e a 16, mentre lavorava come apprendista incisore a Parigi e frequentava corsi serali, aveva già scritto un manoscritto di 500 pagine sulla cosmologia dell’universo. Un medico che lo stava curando lo trovò per caso, lo lesse, rimase talmente colpito da portarlo all’attenzione di Urbain Le Verrier, direttore dell’Osservatorio di Parigi. Qualche giorno dopo, Flammarion era assunto.
La pluralità dei mondi e la divulgazione come scelta
Nel 1862, a vent’anni, pubblicò “La pluralité des mondes habités”, in cui sosteneva che altri pianeti potessero essere abitati, un’idea che aveva avuto sostenitori illustri come Keplero, Galileo e Cartesio, ma che il mondo accademico dell’epoca guardava con sospetto. Flammarion lasciò progressivamente gli incarichi istituzionali e si orientò verso la divulgazione indipendente, una scelta allora (molto più di oggi) tutt’altro che ovvia per chi voleva essere preso sul serio. Si dedicò alla scrittura con una produttività che ancora sorprende: oltre 50 libri, una rivista mensile chiamata “L’Astronomie” fondata nel 1882, la Société Astronomique de France fondata nel 1887 di cui fu il primo presidente, e un osservatorio privato a Juvisy-sur-Orge che aprì nel 1883 per promuovere l’astronomia tra gli appassionati non professionisti.

L’uomo che voleva Marte
Il pianeta che più lo ossessionò fu Marte. Nel 1876 disegnò una mappa completa della sua superficie, integrando decenni di osservazioni. Quando Giovanni Schiaparelli annunciò di aver visto canali sulla superficie marziana, Flammarion divenne uno dei più convinti divulgatori di quelle osservazioni, pur ammettendo di non averli mai visti personalmente. Nel 1892 pubblicò poi un intero volume dedicato al pianeta rosso. I canali si rivelarono un’illusione ottica legata agli strumenti dell’epoca, ma la sua insistenza nel trattare Marte come oggetto di indagine e non di fantasia contribuì a tenere viva l’attenzione scientifica su quel pianeta per decenni.

Il divulgatore che vendette 100.000 copie
Nel 1880 la sua “Astronomie populaire” vinse il Prix Montyon dell’Académie Française e vendette oltre 100.000 copie entro il 1900, un numero straordinario per un libro di divulgazione scientifica in quell’epoca. Intorno alla sua figura circolano anche leggende popolari difficili da verificare, tra cui quella di un libro rilegato con la pelle di una sua ammiratrice ormai morente: un aneddoto che potrebbe essere reale o potrebbe essere una delle tante storie che si accumulano attorno a figure così tanto eccentriche. Flammarion stesso non era il tipo da smentire storie interessanti su di sé. Nel 1922 fu nominato Comandante della Legion d’Onore. Morì il 3 giugno 1925, a 83 anni, nel suo osservatorio di Juvisy. Oggi un cratere sulla Luna, un cratere su Marte e un asteroide portano il suo nome.
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