Identificò la materia oscura nel 1933, propose le stelle di neutroni prima che qualcuno le osservasse e catalogò migliaia di galassie. Per molto tempo la comunità scientifica non gli prestò piena attenzione, e Fritz Zwicky non la prese per niente bene

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Nel 1933, un astrofisico svizzero di 35 anni di nome Fritz Zwicky stava analizzando i movimenti delle galassie nell’Ammasso della Chioma, un insieme di centinaia di galassie a circa 320 milioni di anni luce dalla Terra. Quello che trovò non tornava: le galassie si muovevano molto più velocemente di quanto la massa visibile dell’ammasso potesse giustificare. Se tutta la massa fosse stata quella che si vedeva, le galassie avrebbero dovuto volare via, disperse nello spazio. Invece restano lì, tenute insieme da qualcosa che non si vede. Zwicky la chiamò “Dunkle Materie”, ovvero materia oscura. Era il 1933. La sua intuizione non ricevette piena considerazione per molto tempo, mentre il concetto si precisava nel corso dei decenni successivi grazie anche ai contributi di altri ricercatori, in particolare Vera Rubin negli anni ‘70.

Le idee giuste al momento sbagliato

Fritz Zwicky
Fritz Zwicky

Zwicky era abituato a questa dinamica. Nel 1934, insieme a Walter Baade, propose che le stelle di neutroni esistessero e che si formassero durante le esplosioni di supernovae. All’epoca era un’idea considerata al limite del bizzarro. Le stelle di neutroni furono osservate per la prima volta nel 1967, quando Jocelyn Bell scoprì il primo pulsar. Zwicky non ricevette mai il Nobel per nessuna di queste intuizioni. Nel corso della sua carriera catalogò, inoltre, più di 10.000 galassie nel suo “Catalogue of Galaxies and of Clusters of Galaxies”, e identificò più supernovae di qualsiasi altro astronomo della sua epoca.

I bastardi sferici

Il problema era che Zwicky non era esattamente un collega facile da avere accanto. Definiva i fisici del California Institute of Technology, dove lavorò per decenni, con un’espressione rimasta nella storia della scienza: “bastardi sferici”, perché, spiegava, “sembravano stronzi da qualsiasi angolazione li guardavi”. Le biografie riportano episodi di liti furiose con colleghi, lettere infuriate alle riviste scientifiche e rapporti professionali totalmente avvelenati, tra cui quello con Baade. Va detto che molti di questi racconti provengono, nella maggior parte dei casi, da aneddoti e “voci” non sempre documentati con precisione storica. Quello che è certo è che Zwicky aveva una visione molto chiara di chi meritasse rispetto e chi no, e non si preoccupava di nasconderla.

Fritz Zwicky, materia oscura
Credit: NASA, ESA, AND T. BROWN AND J. TUMLINSON (STSCI)

Morì nel febbraio 1974 con la sensazione che il riconoscimento dovuto non fosse mai arrivato pienamente. In parte aveva ragione. Oggi la materia oscura è uno dei problemi aperti più importanti della fisica moderna, e il nome di Zwicky è il primo che compare in qualsiasi ricostruzione storica seria della sua scoperta. Le stelle di neutroni esistono, esattamente come aveva detto. L’ammasso della Chioma contiene ancora tutta quella massa invisibile che lui identificò 90 anni fa, e nessuno sa ancora cosa sia. Magari fosse qui oggi, avremmo delle risposte (o solo grandi intuizioni abbinate a insulti). Nel dubbio, tanti auguri a te, Zwicky, ovunque tu sia seduto ad osservare le stelle.

Fonti: