Un nuovo studio mostra che le 28 città più popolose degli Stati Uniti, tra cui New York, Chicago, Dallas e Denver, stanno sprofondando a una velocità compresa tra due e 10 millimetri all’anno

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Utilizzando sofisticate misurazioni radar satellitari, un team di ricercatori del Virginia Polytechnic Institute e della State University ha sviluppato mappe ad alta risoluzione dello sprofondamento del terreno nelle principali città degli Usa. In ciascuna delle 28 città analizzate, almeno il 20% del territorio sta sprofondando (la percentuale sale al 65% in 25 di queste). Le città del Texas mostrano i tassi di subsidenza più elevati, con Houston in testa. Lì, circa il 40% della città sprofonda a più di 5 millimetri all’anno, mentre il 12% sprofonda a 10 millimetri all’anno.

Cosa sta causando questa subsidenza del terreno

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La penisola di Manhattan fotografata dal Copernicus Sentinel nel 2018

“Anche lievi spostamenti verso il basso del terreno possono compromettere in modo significativo l’integrità strutturale di edifici, strade, ponti e ferrovie nel tempo”, ha spiegato Leonard Ohenhen, ex studente della Virginia Tech e autore principale dello studio. La subsidenza del terreno non è cosa rara, anche perché molte aree del mondo si abbassano a causa di processi geologici naturali. Tuttavia, il team del Virginia Tech ha concluso che l’80% della subsidenza urbana negli Stati Uniti è causato dall’estrazione delle acque sotterranee per uso umano. E, con la crescita delle città, questo problema potrebbe aggravarsi ulteriormente.

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Credit: ESRI, HERE, Garmin, Foursquare, METI/NASA, USGS

Cosa possiamo fare

Sebbene non sia possibile fermare completamente la subsidenza del terreno nelle aree urbane, possiamo comunque lavorare per rallentarla. Secondo gli autori dello studio, le possibili misure da adottare includono il miglioramento del monitoraggio della subsidenza del terreno, la revisione delle politiche di gestione delle falde acquifere e una maggior pianificazione nella costruzione delle infrastrutture. Lo studio è stato pubblicato l’8 maggio sulla rivista Nature Cities.

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