Le ultime foto scattate all’oggetto interstellare dal telescopio spaziale Hubble, rivelano una struttura a doppio getto. Ecco di cosa si tratta.
Ci sono nuove e interessantissime immagini dell’oggetto interstellare 3I/ATLAS del telescopio spaziale Hubble del 12 e 27 dicembre 2025. Rivelano una struttura a doppio getto intorno alla presunta cometa. Il getto più prominente è un’anti-coda diretta verso il Sole.
Di che si tratta

Un getto diretto verso il Sole, 10 volte più lungo che largo, era già stato catturato nell’immagine di Hubble scattata il 21 luglio 2025. La sua oscillazione di 7 gradi attorno all’asse di rotazione di 3I/ATLAS implicava che avesse avuto origine vicino il polo rivolto verso il Sole, prima del perielio. La deviazione gravitazionale di 3I/ATLAS da parte del Sole durante il perielio del 29 ottobre 2025 è stata di soli 16 gradi. Se l’asse di rotazione non ha cambiato orientamento tra luglio e dicembre 2025, il polo originariamente rivolto verso il Sole si trova ora sul lato notturno di 3I/ATLAS, opposto alla direzione del Sole. Punta nella stessa direzione del getto più debole nelle nuove immagini di Hubble del 12 e 27 dicembre 2025, ed è accompagnato da un getto più forte diretto verso il Sole proveniente dal lato opposto di 3I/ATLAS, in uscita dal sistema solare.
Perché nelle nuove immagini di 3I/ATLAS sono visibili due getti?
Gli astronomi stanno cercando di capire l’origine dei due getti osservati nell’oggetto interstellare 3I/ATLAS, e al momento le interpretazioni principali sono due. La prima ipotesi è che i getti partano da lati opposti del nucleo: nel caso di una cometa naturale, il calore accumulato vicino al perielio potrebbe essere trasferito dal lato illuminato a quello in ombra, generando un getto principale e uno più debole. In uno scenario tecnologico, invece, il getto rivolto verso il Sole potrebbe servire come protezione dal vento solare, mentre l’altro avrebbe una funzione di sicurezza.
La seconda interpretazione prevede che entrambi i getti provengano dal lato esposto al Sole ma siano composti da materiali diversi: le particelle più grandi formerebbero un’anti-coda estesa, mentre quelle più piccole o il gas verrebbero rapidamente respinte dalla pressione della radiazione solare, invertendo direzione e creando il secondo getto. Capire quale spiegazione sia corretta richiederà osservazioni spettroscopiche dettagliate con grandi telescopi come il Keck o il Very Large Telescope, che potranno misurare velocità e profili dei getti e chiarire se il fenomeno sia naturale o, ipoteticamente, artificiale.
Per saperne di più:
- Consulta il blog dello scienziato di Harvard, Avi Loeb.
