La materia oscura non è mai stata rilevata direttamente, ma le prove astronomiche della sua esistenza sono schiaccianti. Ecco cosa c’è da sapere.

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In questo periodo si parla molto di materia oscura. C’è chi dice si tratti di un fluido, chi prova a rivoluzionare le nostre convinzioni scientifiche con teorie che lasciano il tempo che trovano. Ecco cinque verità che possono aiutarvi a districarvi nella giungla del web. Prego.

La quantità totale di “materia normale” nell’Universo è certa

Le osservazioni su larga scala nell’Universo, dalla radiazione cosmica di fondo alla rete cosmica, dagli ammassi di galassie alle singole galassie, richiedono tutte materia ed energia oscura per spiegare ciò che osserviamo. Crediti: Chris Blake e Sam Moorfield.

L’idea di “materia normale che è solo oscura” è stata una di quelle che hanno ostacolato l’accettazione della materia oscura nella cosmologia tradizionale tra la metà e la fine del XX secolo. Ma la quantità totale di materia ordinaria nell’Universo è nota in modo inequivocabile: appena il 4,9% della densità critica, con un’incertezza di appena ±0,1% su tale valore. Al tempo stesso, le nostre osservazioni dell’Universo, dalla radiazione cosmica di fondo ai superammassi di galassie, richiedono materia ed energia oscura per spiegare ciò che osserviamo.

Non si possono spiegare la radiazione cosmica di fondo né la struttura dell’Universo senza la materia oscura

Dopo il Big Bang, l’Universo era una zuppa calda e densa di particelle che si espandeva e raffreddava lentamente. Minuscole differenze di densità facevano sì che alcune regioni attraessero più materia, crescendo sotto l’effetto della gravità. Tuttavia, l’aumento della densità faceva crescere anche la pressione della radiazione, che spingeva verso l’esterno, causando oscillazioni che hanno lasciato tracce nella radiazione cosmica di fondo. Sono i semi da cui sarebbero nate stelle e galassie. Sappiamo che la materia normale interagisce con la luce, mentre la materia oscura no: quest’ultima gravita silenziosamente, senza scontrarsi o disperdere energia. Per questo, un Universo con materia oscura mostra un numero doppio di picchi e valli nelle fluttuazioni cosmiche, dimostrando in modo inequivocabile che è indispensabile per spiegare la struttura attuale del cosmo.

La materia oscura si comporta come una particella, non come un campo

Alcuni sostengono che la materia oscura non debba per forza essere composta da particelle, ma possa essere descritta come un campo quantistico. È un’idea con un fondo di verità, ma fuorviante. Tutte le osservazioni astrofisiche indicano che la materia oscura agisce come un insieme di particelle massicce, fredde e non interagenti, che gravitano ma non emettono né assorbono luce. Anche se in teoria si può rappresentarla con un campo, quel campo deve imitare perfettamente il comportamento di tali particelle, risultando indistinguibile da esse su scale cosmiche. In sostanza, chiamarla “campo” non cambia il fatto che, nei fatti, la materia oscura si comporta come una popolazione di nuove particelle.

Gli effetti fisici della materia oscura su piccola scala

Le discrepanze tra teoria e osservazioni riguardo alla materia oscura emergono soprattutto su piccola scala, cioè a livello di singole galassie, dove la fisica è estremamente complessa e ancora poco compresa. In queste regioni entrano in gioco processi caotici come la formazione stellare, il riscaldamento della materia e le interazioni tra gas e radiazione, che influenzano anche la sua distribuzione. È possibile che non sia del tutto “fredda” o “non interagente”, ma anche gli approcci alternativi devono comunque prevederne l’esistenza. In definitiva, le osservazioni delle galassie non la smentiscono: mostrano piuttosto che la realtà su piccola scala è più complessa di quanto i modelli semplici descrivano.

Se non citi tutte le prove, non stai facendo scienza

Quando si cerca di spiegare l’Universo, non basta concentrarsi su pochi dati o adattare le teorie alle proprie convinzioni: bisogna considerare tutte le osservazioni, dai sette picchi acustici della radiazione cosmica di fondo alle strutture su larga scala. Ogni teoria alternativa deve riuscire a riprodurre tutti i successi del modello attuale, non solo alcuni. Modificare la gravità può sembrare utile su piccola scala, ma non deve compromettere la coerenza su scala cosmica, dove le evidenze a suo favore restano forti e chiare. Le piccole scale sono dominate da processi complessi — formazione stellare, gas, radiazione — che rendono difficile isolare la fisica fondamentale, mentre le grandi scale offrono un laboratorio più “pulito” e confermano costantemente la sua presenza. In altre parole, si può discutere di come funzioni la gravità, ma non del fatto che circa l’85% della materia dell’Universo sia realmente oscura.

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