Per la fisica dovrebbe disintegrarsi in pochi secondi per l’attrito. La verità? La sua slitta non viaggia veloce, ma “piega” lo spazio. E il naso di Rudolph è la spia del motore.

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Per decenni la comunità scientifica si è interrogata su come Babbo Natale riesca a consegnare regali a 200 milioni di bambini in sole 31 ore. La risposta non è nella magia, ma in una fisica avanzata che noi normalissimi umani abbiamo teorizzato solo nel 1994. Analizzando i dati di volo e le tempistiche di consegna, è ormai evidente che il sistema di propulsione della slitta non è newtoniano. Babbo Natale ha studiato fisica… e tanto anche.

Il fallimento della fisica classica?

Se Babbo Natale viaggiasse muovendosi attraverso l’aria come un aereo convenzionale, dovrebbe mantenere velocità di migliaia di chilometri al secondo. Questo scenario è fisicamente impossibile per due motivi che i nostri radar confermano non accadere:

1. L’attrito termico: A quelle velocità ipersoniche, l’impatto con le molecole d’aria trasformerebbe la slitta e le renne in una palla di plasma in pochi millisecondi. Addio regali. Addio casa degli Elfi.

2. L’inerzia letale: Le decelerazioni istantanee necessarie per fermarsi a ogni camino genererebbero forze G tali da ridurre il nostro amato pilota a una… poltiglia biologica. E dato che Babbo Natale sopravvive ogni anno e le renne non si vaporizzano, la conclusione è una sola: la slitta non si muove nello spazio, ma muove lo spazio.

Altro che magia: Babbo Natale piega lo spazio-tempo (e il naso di Rudolph è la prova)
Babbo Natale in posa con in braccio i suoi regali, in un vecchio scatto.

La tecnologia a curvatura (Warp Drive)

La slitta opera sfruttando quella che i fisici terrestri chiamano “Metrica di Alcubierre“. Il veicolo genera infatti una bolla di distorsione spaziotemporale: contrae lo spazio davanti alle renne ed espande quello dietro la slitta. All’interno di questa bolla, Babbo Natale e il carico di regali (i nostri), si trovano in una regione di spazio-tempo piatto.

Tecnicamente, per lui la slitta è ferma o si muove a passo d’uomo. Non avverte nessuna accelerazione e non subisce attrito, perché l’aria non colpisce il veicolo ma scivola sulla superficie esterna della bolla di curvatura. Niente poltiglia, quindi.

Altro che magia: Babbo Natale piega lo spazio-tempo (e il naso di Rudolph è la prova)
Rappresentazione artistica della ‘Bolla di Alcubierre’: la griglia dello spazio-tempo viene contratta davanti alla slitta (zona blu) ed espansa dietro (zona rossa), permettendo a Babbo Natale di viaggiare a velocità superluminali senza subire gli effetti dell’attrito. (Generata con Gemini)
La scienza salva anche Rudolph

La prova definitiva di questa tecnologia risiede nel naso di Rudolph. Per anni lo abbiamo liquidato come una semplice fiaba, ma è l’indizio più lampante. Per generare la bolla di curvatura serve una quantità massiccia di energia (probabilmente materia esotica o energia negativa).

Il bagliore rosso sulla prua infatti non è bioluminescenza: è l’emissione visibile causata dalla ionizzazione dell’aria o dalla radiazione di Cherenkov ai bordi della bolla di curvatura. Il naso rosso è quindi, (per farla facile), a tutti gli effetti la spia di funzionamento del motore a curvatura. Non ve lo aspettavate eh? Babbo Natale non è quindi un mago: è il più grande ingegnere relativistico della storia, una mente da proteggere. Speriamo però che dopo aver svelato il suo segreto, si ricordi almeno di non saltare il mio camino.

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