La missione ESA/JAXA BepiColombo diretta verso il pianeta Mercurio effettuerà questa notte il primo dei sei flyby previsti, prima di entrare nella sua orbita nel 2025

Dopo l’ultimo sorvolo di Venere, avvenuto lo scorso agosto, la sonda spaziale BepiColombo si appresta al suo primo incontro con Mercurio, l’obbiettivo della missione. All’1:34 (ora italiana) della notte tra venerdì 1 e sabato 2 ottobre, scivolerà sul pianeta a un’altitudine di circa 200 km catturando immagini e alcuni dati scientifici: un vero antipasto di ciò che sarà effettuato durante la missione principale.

Rappresentazione artistica della sonda
Rappresentazione artistica della sonda. Credit: ESA/ATG medialab https://www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/BepiColombo/Mercury_ahead%21

Il primo flyby di Mercurio

In questo sorvolo non sarà possibile acquisire immagini ad alta risoluzione: la fotocamera scientifica principale risulta infatti coperta dal modulo di trasferimento a causa della attuale configurazione della sonda che è impostata per il volo spaziale. Tuttavia, due delle tre telecamere di monitoraggio (MCAM) di BepiColombo scatteranno diverse fotografie da cinque minuti prima del massimo avvicinamento al pianeta e continuando per le quattro ore successive. La sonda BepiColombo sorvolerà il lato in ombra del pianeta, le cui condizioni non sono ideali per acquisire immagini dal punto più vicino, e per questo motivo lo scatto più ravvicinato sarà catturato da una distanza di circa 1000 km. La MCAM-2 verrà rivolta verso l’emisfero nord del pianeta mentre la MCAM-3 punterà verso l’emisfero sud. Questa tipologia di telecamere, posizionate sul modulo di trasferimento in modo tale da inquadrare anche gli array solari e le antenne del veicolo spaziale, può fornire immagini in bianco e nero con una risoluzione di 1024 x 1024 pixel.


Quando la sonda modificherà il suo orientamento durante la fase di sorvolo, si potrà osservare Mercurio passare dietro gli elementi strutturali della navicella e gli scatti più ravvicinati consentiranno già di osservare e identificare i crateri da impatto più grandi. Mercurio presenta infatti una superficie fortemente craterizzata, molto simile nell’aspetto alla nostra Luna, che porta con sé le cicatrici dei suoi 4,6 miliardi di anni di storia: mapparla e analizzarne la composizione potrà aiutare gli scienziati a comprenderne meglio la sua formazione ed evoluzione. Il primo scatto verrà inviato a Terra circa 30 minuti dopo la sua acquisizione e sarà mostrato al pubblico nella mattinata di sabato.

Articolo di Andrea Fusco

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