“C’è un nuovo sceriffo in città”, la C/2026 A1 (MAPS). Soprannominata la cometa di Pasqua, potrebbe dare spettacolo e diventare visibile ad occhio nudo

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Nel panorama astronomico del 2026, uno degli eventi più attesi è il passaggio della cometa C/2026 A1 (MAPS), corpo celeste del Sistema Solare che ha destato l’attenzione di scienziati e appassionati di tutto il mondo. Scoperta all’inizio dell’anno, la “cometa di Pasqua” potrebbe diventare visibile ad occhio nudo, offrendo uno spettacolo raro e affascinante.

La cometa C/2026 A1 (MAPS)

La C/2026 A1 è una cometa a lungo periodo appartenente probabilmente al gruppo delle cosiddette “comete radenti di Kreuz”, ovvero corpi chiomati che passano estremamente vicino alla nostra stella. Il suo periodo orbitale è stimato in circa 850 anni, il che significa che l’ultima volta che è transitata nelle vicinanze del Sole risale a molti secoli fa. Il momento più critico del suo viaggio sarà il perielio, previsto tra il 4 e il 5 aprile 2026, quando la cometa raggiungerà una distanza di 162.000 km dalla fotosfera solare.

La cometa C/2026 A1 (MAPS)
Figura 1: La cometa fotografata da Gerald Rhemann e Michael Jäger

Quanto sarà luminosa?

La cometa in questione sta mostrando un’evoluzione fotometrica piuttosto regolare, un segnale positivo che lascia supporre che possa raggiungere il punto di massimo avvicinamento al Sole senza disgregarsi. Rimane però una grande incertezza sulla sua luminosità effettiva. Le previsioni, infatti, non sono univoche: è sempre difficile stimare con precisione quanto brillante apparirà una cometa.

Se si considera la luminosità della regione centrale — cioè la chioma e il cosiddetto falso nucleo — i valori potrebbero essere estremamente elevati, arrivando a livelli notevoli nel momento di massimo avvicinamento prospettico al Sole. In termini più realistici, nei giorni immediatamente precedenti e successivi al perielio, la brillantezza potrebbe essere paragonabile a quella di Venere, risultando quindi visibile anche in un cielo non completamente buio. Forse, anche, addirittura di giorno!

Tuttavia, le comete non si comportano come stelle o pianeti, che appaiono puntiformi. Sono oggetti estesi, composti da una chioma diffusa e spesso da una lunga coda. Per questo motivo, la loro visibilità dipende anche dalla cosiddetta magnitudine totale, cioè dalla luce emessa complessivamente da tutta la struttura. In alcuni modelli previsionali, questa luminosità integrata raggiunge valori molto elevati, che a prima vista possono sembrare eccessivi, ma che diventano più plausibili se si considera la fisica del fenomeno.

La C/2026 A1 (MAPS)
Figura 2: Curva di luce della cometa C/2026 A1 (MAPS). Fonte COBS

Un elemento chiave è il forward scattering, ovvero la diffusione in avanti della luce solare da parte delle particelle di polvere della cometa. Quando la geometria è favorevole — cioè quando la cometa si trova tra la Terra e il Sole — queste particelle tendono a direzionare la luce proprio verso l’osservatore, amplificando in modo significativo la luminosità apparente. Questo effetto è stato osservato chiaramente anche in altre comete recenti, come C/2023 A3 (Tsuchinshan–ATLAS), dimostrando quanto possa incidere sull’osservabilità.

In presenza di una coda ricca di polveri, l’effetto diventa ancora più evidente: una maggiore quantità di materiale implica una superficie più estesa capace di riflettere e diffondere la luce. È un meccanismo che, in un certo senso, ricorda la visibilità della sottile falce lunare durante il giorno, quando le condizioni di diffusione della luce permettono comunque di percepirla nel cielo chiaro.

Cometa
Figura 3: Animazione simulata se la cometa dovesse sopravvivere al perielio. Fonte: Nicolas Lefaudeux

Tenendo conto di questi fattori, le stime più realistiche suggeriscono che la cometa MAPS potrebbe diventare un oggetto ben visibile per alcuni giorni intorno al perielio. Le migliori occasioni di osservazione potrebbero verificarsi soprattutto dopo il tramonto, quando, nonostante la bassa altezza sull’orizzonte — specialmente alle latitudini italiane — la combinazione tra luminosità intrinseca e effetti ottici potrebbe renderla uno spettacolo notevole. In ogni caso, va monitorata, e, nella speranza che non si disintegri, tenerla d’occhio 1-2 giorni prima del perielio, per tentare poi l’osservazione, o all’alba, o al tramonto.

La Grande Cometa del 1880 (C/1880 C1)

Un utile termine di confronto per immaginare l’aspetto della cometa di Pasqua è offerto dalla storica Grande Cometa del 1880 (C/1880 C1), appartenente sempre alla famiglia delle Kreutz e caratterizzata da un comportamento simile a quello atteso per MAPS. Questa cometa raggiunse il perielio alla fine di gennaio 1880, ma venne osservata per la prima volta solo alcuni giorni dopo, quando apparve come un’impressionante scia luminosa estesa nel cielo, mentre la testa rimaneva ancora nascosta sotto l’orizzonte. La sua luminosità fu stimata come molto elevata, ma ciò che colpì maggiormente gli osservatori fu soprattutto la lunghezza e l’evidenza della coda.

Nel giro di pochi giorni, però, la parte centrale della cometa perse rapidamente brillantezza fino a diventare difficile da distinguere a occhio nudo, mentre la coda continuò a dominare la scena, restando visibile e ben sviluppata ancora per diversi giorni. Questo comportamento è tipico delle comete del gruppo Kreutz: gran parte dello spettacolo è legato alla produzione intensa ma breve di polveri in prossimità del Sole, che dà origine a code molto estese e luminose, mentre il nucleo tende a indebolirsi rapidamente dopo il passaggio al perielio.

La Grande Cometa del 1880 (C/1880 C1)
Figura 4: Illustrazione della grande cometa del 1880

Se la cometa di Pasqua dovesse seguire un’evoluzione simile, sarebbe possibile che nei giorni attorno al perielio si osservi un fenomeno particolare: la coda potrebbe diventare visibile prima ancora della testa, emergendo all’orizzonte come una lama di luce, per poi invertire la sequenza nei giorni successivi. In questo scenario, la percezione della cometa sarebbe dominata più dalla sua struttura diffusa che dalla regione centrale.

Un’ulteriore ipotesi, più speculativa ma interessante, riguarda la possibile formazione di una coda di sodio. L’estrema vicinanza al Sole potrebbe infatti favorire la sublimazione di particelle contenenti questo elemento, generando una sottile coda fluorescente orientata in direzione opposta al Sole. Un fenomeno simile è stato osservato anche in altri contesti del Sistema Solare, come nelle esosfere di Mercurio e della Luna. Sebbene non sia affatto garantito, in presenza di condizioni favorevoli e con strumenti adeguati, questa componente potrebbe persino essere rilevabile con tecniche osservative specifiche.

Per approfondire:

  • Consulta il sito della NASA