Campioni lunari della stessa epoca registravano campi magnetici opposti. Uno studio pubblicato il 25 febbraio 2026 propone una soluzione al paradosso ‘della Luna’

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Le rocce della Luna riportate sulla Terra dalle missioni Apollo negli anni ’60 e ’70 hanno creato un problema rimasto per anni irrisolto: alcuni campioni conservano la traccia di un campo magnetico sorprendentemente intenso, quasi quanto quello terrestre attuale, attivo oltre 3,5 miliardi di anni fa, mentre altri, della stessa epoca, mostrano un campo magnetico quasi inesistente. Il punto è che un campo magnetico non nasce dal nulla. Serve un nucleo fuso e in movimento. E secondo i modelli standard, nella Luna quel meccanismo avrebbe dovuto indebolirsi fino a spegnersi circa un miliardo di anni dopo la sua formazione. I dati però non combaciavano.

La risposta in un pub di Oxford

Claire Nichols, geologa planetaria dell’Università di Oxford, stava lamentandosi di questo problema con il collega Jon Wade, petrologico dello stesso ateneo, durante una pinta di birra. Wade avanzò un’ipotesi: e se solo certi tipi di rocce registrassero un campo magnetico forte, non per via degli strumenti di misura, ma per via della loro composizione chimica? Nichols, Wade e i loro collaboratori tornarono sui campioni Apollo e si concentrarono su un tipo specifico di basalto. Trovarono che le rocce che registravano campi magnetici elevati erano ricche di titanio, quelle che non li registravano ne erano povere. Tutti i basalti erano ugualmente bravi a registrare il magnetismo: la differenza era in cosa la roccia aveva vissuto durante la sua formazione.

Campioni della Luna
Campioni della Luna

Come funziona la lampada lavica lunare

Il team ha ricostruito il meccanismo. Più di 3,5 miliardi di anni fa, masse di roccia ricca di titanio sul fondo del mantello lunare si fondevano, estraendo calore dal nucleo e inducendo il dinamo lunare a girare. Come la cera in una lampada lavica, il magma saliva verso la superficie, eruttava dai vulcani, e mentre si raffreddava registrava il campo magnetico momentaneamente forte. Ogni episodio durava meno di 5000 anni, con lunghi periodi di campo debole nel mezzo. La Luna aveva quindi lampi di magnetismo intervallati da “silenzi” lunghi milioni di anni.

Questo spiega perché le missioni Apollo avessero dato un’immagine distorta: le zone di atterraggio erano pianure laviche, geologicamente non rappresentative dell’intera superficie lunare. «Non conosciamo la Luna bene quanto potremmo pensare», ha dichiarato Wade. Per verificare la teoria serviranno adesso altre rocce lunari. Dal 2020, due missioni cinesi ne hanno già recuperate diverse decine di chili. E la NASA sta pianificando (non senza problemi) il ritorno degli astronauti sulla Luna. «Siamo in un’era d’oro del ritorno di campioni lunari», ha dichiarato Benjamin Weiss del MIT.

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