All’età di 79 anni ci ha lasciato Craig Venter. Da infermiere in Vietnam a cacciatore di geni, sfidò il Progetto Genoma Umano con la sua azienda privata e vinse. Poi costruì la prima cellula sintetica della storia, dimostrando che l’istruzione della vita si può scrivere al computer.
È morto all’età di 79 anni Craig Venter, deceduto a San Diego per complicazioni dovute a un tumore. Prima di diventare uno scienziato aveva fatto l’infermiere della Marina in Vietnam. Forse fu lì che imparò a non accettare i tempi lenti della burocrazia.
Negli anni ’90 il governo americano aveva investito 3 miliardi di dollari nel Progetto Genoma Umano, ma i progressi erano lenti. Venter, allora, fondò Celera Genomics, una società privata, e mise a punto una tecnica di sequenziamento più rapida chiamata “shotgun”. Nel 2000 annunciò insieme al consorzio pubblico di aver assemblato la prima mappa del genoma umano. Aveva finalmente vinto la sua scommessa.

La prima cellula sintetica
Dieci anni più tardi, nel 2010, il suo team annunciò la creazione della prima cellula batterica controllata da un genoma completamente sintetizzato in laboratorio. La soprannominarono Synthia. Un’impresa che aprì la strada alla biologia sintetica e sollevò questioni etiche destinate a durare a lungo.
La sua eredità oggi è il J. Craig Venter Institute, che continuerà la missione di “promuovere la scienza genomica e trasformare la conoscenza in impatto“. Qualcuno lo chiamò “l’uomo che sfidò Dio“. Venter, più semplicemente, era uno che non sopportava le code e, per fortuna, ha costretto il mondo a seguirne una nuova.
Per approfondire il suo lavoro:
