Gli universi paralleli di Spider-Man sono fantasia o realtà? Vediamo cosa c’è di verosimile nei film della Marvel

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Il concetto di multiverso, reso popolare da film come “Spider-Man: Across the Spider-Verse”, ha radici sorprendentemente profonde nella fisica moderna. Mentre sul grande schermo vediamo Spider-Man saltare da un universo all’altro con apparente facilità, nel mondo reale fisici e cosmologi dibattono sull’effettiva possibilità che esistano universi paralleli al nostro. Ma quanto c’è di vero in questa idea? E come si è evoluta da semplice fantasia a seria ipotesi scientifica?

Multiverso
Una scena di “Spider-Man: Across the Spider-Verse”. Crediti: Sony Pictures.

L’idea di realtà multiple non è nuova. Dalla filosofia antica alla letteratura fantastica, l’umanità ha sempre giocato con il concetto di mondi alternativi. Tuttavia, è solo con l’avvento della meccanica quantistica e delle moderne teorie cosmologiche che l’ipotesi del multiverso ha acquisito una base scientifica più solida. La meccanica quantistica, la teoria che descrive il comportamento della materia a livello subatomico, è notoriamente controintuitiva. Uno dei suoi aspetti più sconcertanti è il principio di sovrapposizione, secondo cui un sistema quantistico può esistere contemporaneamente in più stati fino al momento dell’osservazione.

L’interpretazione a “molti mondi” della meccanica quantistica, proposta nel 1957 dal fisico Hugh Everett III, suggerisce che ogni possibile risultato di una misurazione quantistica si realizzi effettivamente, ma in universi paralleli distinti. Secondo questa visione, ogni volta che si verifica un evento quantistico, l’universo si divide in molteplici versioni, ciascuna corrispondente a un possibile esito. Questa interpretazione, sebbene controversa, offre una soluzione elegante al cosiddetto “problema della misura” in meccanica quantistica, eliminando il bisogno di un “collasso della funzione d’onda” durante l’osservazione. Tuttavia, solleva anche domande profonde sulla natura della realtà e della coscienza.

La cosmologia moderna offre un’altra prospettiva sul multiverso, basata sulla teoria dell’inflazione cosmica. Proposta nei primi anni ’80 dal fisico Alan Guth, la teoria dell’inflazione descrive una fase di espansione estremamente rapida dell’universo nei suoi primissimi istanti di vita. Secondo alcune versioni di questa teoria, il processo inflazionario potrebbe non essersi fermato completamente, ma continuare in alcune regioni dello spazio, generando continuamente nuovi “universi a bolla”. Il nostro universo osservabile sarebbe solo una di queste bolle, parte di un “multiverso” in continua espansione. Questa idea, nota come “inflazione eterna”, suggerisce l’esistenza di un numero potenzialmente infinito di universi, ciascuno con le proprie leggi fisiche e costanti fondamentali.

Una delle motivazioni più intriganti per considerare seriamente l’ipotesi del multiverso è il cosiddetto “problema della regolazione fine”. Il nostro universo sembra essere incredibilmente ben calibrato per permettere l’esistenza della vita come la conosciamo. Le costanti fondamentali della fisica, come la forza di gravità o la carica dell’elettrone, sembrano avere valori perfettamente ottimizzati per la formazione di stelle, galassie e, in ultima analisi, la vita. Questa apparente “regolazione fine” ha portato alcuni a invocare un “principio antropico”, secondo cui osserviamo un universo adatto alla vita semplicemente perché, se fosse diverso, non saremmo qui a osservarlo. L’ipotesi del multiverso offre una spiegazione naturalistica a questo apparente mistero: in un insieme infinito di universi con proprietà diverse, ne esisteranno inevitabilmente alcuni con le condizioni giuste per la vita. Noi ci troviamo, ovviamente, in uno di questi.

Nonostante il suo fascino teorico, l’ipotesi del multiverso pone sfide metodologiche significative. La principale critica mossa a questa teoria è la sua apparente non verificabilità sperimentale. Come possiamo, infatti, testare l’esistenza di universi al di fuori del nostro, se per definizione non possiamo interagire con essi? Questo ha portato alcuni critici a sostenere che il multiverso non sia una teoria scientifica nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto una speculazione metafisica. Altri ricercatori, tuttavia, stanno esplorando possibili modi per trovare prove indirette dell’esistenza di altri universi. Una delle proposte più intriganti suggerisce di cercare “impronte” nella radiazione cosmica di fondo – il residuo del Big Bang – che potrebbero essere state lasciate da collisioni tra il nostro universo e altri universi vicini.

La comunità scientifica rimane divisa sul tema del multiverso. Mentre alcuni ricercatori lo vedono come una naturale estensione delle nostre attuali teorie fisiche, altri rimangono scettici, sottolineando la necessità di prove empiriche più solide. Il dibattito, tuttavia, si è evoluto negli ultimi anni, diventando più sofisticato e stimolando riflessioni profonde sulla natura della realtà, i limiti della conoscenza scientifica e il ruolo dell’osservatore nell’universo.

Indipendentemente dalla sua verità ultima, l’idea del multiverso ha già avuto un impatto significativo sia sulla scienza che sulla cultura popolare. Ha stimolato nuove direzioni di ricerca in fisica teorica e cosmologia, ha ispirato opere di fantascienza e ha alimentato discussioni filosofiche sulla natura dell’esistenza. Che si tratti di universi paralleli esplorati nei film di supereroi o di modelli matematici che descrivono dimensioni nascoste, il concetto di multiverso continua a spingere i confini della nostra immaginazione e comprensione.

In conclusione, mentre l’idea di infiniti Spider-Man che si muovono tra universi paralleli rimane saldamente nel regno della fantascienza, i concetti che ispirano queste storie hanno radici sorprendentemente profonde nella fisica teorica moderna. L’universo, o forse gli universi, potrebbero essere ancora più vasti, complessi e misteriosi di quanto possiamo attualmente immaginare.

Nell’immagine in copertina, l’episodio di un vecchio cartone animato di Spider-Man in cui un suo nemico assume le sembianze del supereroe. Nota che non si tratta di un personaggio proveniente da un universo parallelo.

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