Dal rosso al blu, fino al nero, le ipotetiche piante sui pianeti extrasolari potrebbero non essere così simili a quelle che vediamo sulla Terra: tutto dipende, principalmente, dal tipo di stella che brilla nel cielo.

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Sulla Terra il colore predominante in natura è il verde: quasi tutte le piante presentano colorazioni nel verde, le foreste terrestri sono immense distese di questo colore. Questo perché nella fotosintesi, in cui la luce del nostro Sole viene convertita dalle piante in glucosio, la componente verde della luce solare è quella che più viene riflessa dalla clorofilla: per questo motivo la vegetazione appare a prevalenza verde ai nostri occhi. Tuttavia, non tutte le stelle emanano la stessa luce del nostro Sole e non tutte le atmosfere degli ipotetici pianeti abitabili che potremmo trovare sono uguali: una combinazione di tanti fattori quindi potrebbe far apparire le piante aliene dei colori più diversi, anche estremamente particolari, considerando il modo in cui siamo abituati a percepirle sul nostro pianeta.

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Rappresentazione artistica di un sistema planetario attorno ad una nana rossa (crediti: NASA/JPL-Caltech)

Le piante sulla Terra

Sulla Terra, all’adattamento delle piante alla luce solare si aggiunge la presenza della nostra atmosfera: a causa dei gas di cui è composta essa “filtra” la luce in modo che sulla superficie terrestre arrivi una determinata distribuzione delle lunghezze d’onda della luce solare. La luce che le piante hanno a disposizione per compiere la fotosintesi è quindi influenzata anche dell’atmosfera stessa; il risultato è semplice: le piante terrestri si sono adattate ad usare la componente rossa della luce, assorbendola maggiormente insieme alla componente blu, per trasformarle in energia. La componente verde dunque è quella meno utilizzata e, di conseguenza, viene riflessa, arrivando così chiaramente ai nostri occhi.

Cosa influenza il colore delle piante?

Tuttavia, le tipologie di stelle nell’universo sono diverse e non tutte emettono la luce con la stessa distribuzione delle varie lunghezze d’onda del nostro Sole; allo stesso modo, non tutte le atmosfere che potrebbero circondare i pianeti extrasolari sono uguali a quella terrestre. Tutto questo ha come conseguenza la possibilità di ricevere sui diversi ipotetici pianeti spettri di luce molto variabili: da quelli delle stelle più calde e giovani, che emettono principalmente nel blu, fino a quelli delle stelle più fredde che presentano un picco di emissione luminosa nel rosso o, talvolta, addirittura nell’infrarosso.

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Rappresentazione artistica di un esopianeta (crediti: Trent Schindler, National Science Foundation)

Dal rosso al nero: le ipotesi sugli altri pianeti

Possiamo quindi immaginare cosa potrebbe significare trovarsi su un pianeta alieno sul quale si sia sviluppata una qualche forma di vegetazione: immense foreste di piante rosse, o pianeti ricoperti da prati e foglie blu e azzurre, passando per ipotetici luoghi in cui la vegetazione è completamente gialla, fino al caso più complesso e diverso da quello che vediamo sulla Terra: piante completamente nere. In questo caso, le piante assorbirebbero tutta la luce a disposizione, non emettendo alcun colore, e apparendo completamente nere ai nostri occhi.

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Crediti: pixabay

Fotosintesi nell’infrarosso

Surreale e difficile da immaginare, un ipotetico pianeta alieno potrebbe anche essere ricoperto da vegetazione che non compie la fotosintesi per mezzo della luce visibile, ma attraverso luce infrarossa: questo potrebbe avvenire in presenza di stelle piccole e poco luminose, come le nane rosse. Le stelle di classe M, ad esempio, presentano un picco di emissione proprio nel rosso o addirittura nell’infrarosso; sui pianeti orbitanti attorno a queste stelle ci sarebbe dunque pochissima luce visibile, e le piante potrebbero adattarsi utilizzando proprio la radiazione infrarossa per sostenersi. È quello che vediamo anche sulla Terra, in alcuni batteri che vivono in acque talmente torbide da lasciar filtrare pochissima luce.

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Rappresentazione artistica di un pianeta orbitante attorno a una nana rossa (crediti: NASA, ESA and G.Bacon)

La diversità biologica

Questi esempi remoti, e tuttavia non così improbabili se pensiamo all’immensità dell’universo, ci permettono di fantasticare sulla possibile diversità biologica in altri sistemi planetari; ma anche di renderci conto, seppur lontanamente, di quanto la natura possa adattarsi alle più svariate situazioni, e di quanto siamo piccoli noi e il nostro pianeta rispetto a questa infinita vastità di possibilità.

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