Il teletrasporto di Goku spiegato dalla fisica: cosa succede davvero al Saiyan quando si sposta?

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Tutti abbiamo visto questa scena centinaia di volte. Che stiate riguardando la Dragon Ball Z o Dragon Ball Daima, la scena è sempre la stessa: Goku porta due dita alla fronte, si concentra e sparisce nel nulla per riapparire su un altro pianeta (spesso per fare danni). Akira Toriyama la chiamava “trasmissione istantanea”, un espediente geniale per velocizzare la trama, senza 30 episodi filler per arrivare a destinazione (vedi il Serpentone).

Se proviamo a tradurre questa tecnica in fisica, il risultato è tanto assurdo quanto terrificante. Spostare un corpo fisico a velocità superiori a quelle della luce è infatti vietato dalla Relatività. L’unica possibilità che abbiamo è il teletrasporto quantistico: non si tratta di muovere la materia, ma l’informazione che la costituisce.

Da Z a Dragon Ball Daima: perché il teletrasporto uccide Goku ogni volta
Goku si teletrasporta al ritorno da Yardrat, luogo in cui ha imparato la tecnica del Teletrasporto, dopo essere sopravvissuto allo scontro con Freezer. (Crediti immagine: Dragon Ball Wiki)

Il protocollo della distruzione

Nel 1993 Charles Bennett, mise nero su bianco una cosa abbastanza controintuitiva: se vuoi trasferire lo stato quantistico di una particella A a un’altra particella B lontana, non puoi limitarti a copiarlo: devi misurare A insieme a una coppia di particelle strettamente collegate.

Già nel 1982 Wootters e Zurek avevano dimostrato il teorema di no-cloning. Nell’universo quantistico il “copia-Incolla” non esiste, esiste solo il “taglia-incolla”. Per leggere l’informazione necessaria a ricostruire Goku bisogna misurarla, quindi alterarla irrimediabilmente. Lo stato originale non viene copiato: collassa e viene cancellato per sempre.

Questa dura legge è stata poi verificata più volte nella realtà, dai primi test di Zeilinger nel ’97 fino al record di 1200 km stabilito da Pan Jianwei nel 2017. La pratica ha confermato la teoria: in nessun caso il fotone originale è sopravvissuto al viaggio. Per far apparire la copia a destinazione, la sorgente deve spegnersi definitivamente.

Akira Toriyama stesso ha più volte affermato che la trasmissione istantanea di Goku, non è un semplice spostamento nello spazio, ma una sorta di “distruzione e ricostruzione” invisibile. Sia nel manga che nell’anime infatti, Goku scompare e riappare in un lampo, senza mai attraversare il percorso nel mezzo… sempre con lo stesso prezzo da pagare.

Il Teorema di No-Cloning spiegato semplice. Il video è stato creato e condiviso dal canale Youtube @minutephysics.

Il paradosso del Saiyan di Teseo

Applicare tutto questo al corpo del Saiyan apre a scenari davvero complessi. Un essere umano è fatto di una quantità pazzesca di atomi, parliamo di milioni di miliardi di miliardi. Per teletrasportare Goku (che umano neanche è), servirebbe scansionare la posizione e lo spin di ogni singolo atomo, inviare tutti quei dati a destinazione e poi ricostruirlo usando materia diversa.

Ma il protocollo Bennett, come precedentemente spiegato, impone che la scansione debba essere distruttiva: il Goku che mette le dita sulla fronte sulla Terra (oppure ovunque nell’universo) viene smontato totalmente a livello subatomico.

Ed è qui che la fisica si scontra con la filosofia. Avete presente il paradosso della Nave di Teseo? Se cambiassimo ogni pezzo di una nave, alla fine sarebbe sempre la stessa nave o qualcosa di completamente diverso? È la domanda eterna su cosa renda davvero “uno” qualcuno o qualcosa. Per alcuni conta l’idea, per altri il materiale, per altri l’estetica.

Da Z a Dragon Ball Daima: perché il teletrasporto uccide Goku ogni volta
Nella fase 1 vediamo la nave originale intatta. La fase 2 illustra il processo meccanico: i pezzi originali vengono rimossi e sostituiti con assi nuove. Nella fase 3 viene mostrato il risultato finale ma sdoppiato: a sinistra la Nave A (completamente rinnovata) e a destra la Nave B (ricostruita usando i vecchi scarti accatastati). (Immagine generata dall’autore con Google Gemini AI, a scopo divulgativo)

E questo è anche lo stesso dilemma esistenziale che i gamer hanno vissuto nel finale di SOMA, o quello che i fan di Star Trek discutono da decenni (tra le tante cose di cui noi fan discutiamo): se la copia ha tutti i tuoi ricordi, sei ancora tu? Per quanto riguarda Goku purtroppo no: ogni teletrasporto crea una copia perfetta, ma il “Goku originale” smette di esistere.

Quello che amiamo e vediamo sempre sorridente, è solo l’ultimo di una lunga serie di cloni che si sono sacrificati per viaggiare alla massima velocità. La prossima volta che vedrete Goku sorridere dopo un teletrasporto, adesso che siete coscienti di questo concetto, sappiate che non riuscirete più a vedere quella scena allo stesso modo.

Per saperne di più:

Bennett, C. H., Brassard, G., Crépeau, C., Jozsa, R., Peres, A., & Wootters, W. K. (1993). Teleporting an unknown quantum state via dual classical and Einstein-Podolsky-Rosen channels.

Wootters, W. K., & Zurek, W. H. (1982). A single quantum cannot be cloned.