Siamo nel 1919: con due spedizioni su una remota isola africana e in Brasile, due astronomi riuscirono a dimostrare la relatività di Einstein. Questo osservando un evento spettacolare: un’eclissi totale di sole.

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I primi anni del Novecento furono cruciali per la scienza e per la comprensione del nostro mondo: Albert Einstein ideò la teoria della relatività ristretta e poi quella della relatività generale, cambiando radicalmente il modo in cui l’umanità percepiva la realtà, lo spazio e il tempo. Certe teorie, però, hanno un limite: dimostrarle, a livello pratico, non è sempre facile. A confermare un’idea così geniale, tuttavia, ci pensarono due astronomi britannici, che riuscirono a provarne gli effetti osservando simultaneamente un evento straordinario: un’eclissi totale di Sole.

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Strumenti utilizzati per l’osservazione dell’eclissi del 1919

Il Sole e la relatività

L’idea era semplice: tutti noi vediamo, nella vita di ogni giorno, che la luce viaggia in linea retta; il sole che entra dalle nostre finestre arriva come un raggio dritto e diretto, un fascio luminoso sembra sempre lineare. La relatività di Einstein, però, affermava qualcosa di diverso: la luce può essere deviata, grazie all’azione gravitazionale di corpi davvero massicci che, curvando lo spaziotempo, curvano automaticamente il “percorso” seguito dalla luce. Sulla Terra, avere a che fare con questo tipo di effetti è praticamente impossibile: non abbiamo a disposizione oggetti abbastanza massicci da mostrarci qualcosa del genere. L’intuizione degli astronomi fu quindi questa: usare il nostro Sole.

Albert Einstein
Albert Einstein

Usare le stelle per provare la relatività

Era un’idea folle, ma geniale: il Sole è immenso, teoricamente abbastanza massiccio da “piegare” lo spaziotempo con la sua azione gravitazionale. Se lo spaziotempo si incurva, la luce che viaggia fino a noi subisce una deviazione a causa di quella curvatura. Gli astronomi, allora, decisero: avrebbero usato la luce delle stelle. Quella luce lontanissima, che arriva velocissima fino a noi, sarebbe sicuramente stata costretta a “deviare” vicino al Sole. Semplice, a dirsi. Ma come riuscire a osservarle, se quando vediamo il Sole le stelle non si vedono?

L’esperimento dell’eclissi

È qui che entra in scena l’eclissi: se il Sole viene completamente oscurato dalla Luna, le stelle diventano visibili anche di giorno. Bisognava osservarle da due posti diversi sulla Terra, lontani tra loro; i protagonisti di questa storia sono gli astronomi Arthur Eddington e Frank Dyson: il primo si sarebbe recato all’Isola di Principe, Africa; il secondo in Brasile, a Sobral. I due scattarono delle foto alle stelle, “magicamente” visibili una volta che il Sole era eclissato. Poiché i moti della Terra provocano il ciclico spostamento apparente della volta celeste, quelle stelle presenti nel giorno dell’eclissi si potevano vedere, nei mesi precedenti, durante la notte. Il trucco era proprio qui: operando un confronto tra le posizioni delle stelle viste di giorno e delle stesse stelle viste, in precedenza, di notte, si poteva capire se il Sole deviasse effettivamente il percorso della loro luce. Sorprendentemente, la risposta fu sì: Einstein aveva ragione.

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Negativo di una fotografia dell’eclissi del 29 maggio 1919

L’era della relatività

L’impresa di Eddington e di Dyson, che ha dato all’eclissi del 29 maggio 1919 un’importanza epocale, non sarebbe stata possibile senza l’invenzione di uno strumento che oggi diamo per scontato: la fotografia. L’unione della teoria (la relatività di Einstein), la tecnica (l’utilizzo dei telescopi) e delle nuove sperimentazioni fotografiche riuscirono a fare la differenza. La natura, con i suoi fenomeni straordinari, fece il resto. Un altro importante strumento di questa storia, che permise la grande diffusione dei risultati raggiunti, fu il giornalismo. Esso diede all’esperimento dell’eclissi, nonché alla geniale e complicatissima teoria di Albert Einstein, la possibilità di raggiungere moltissime persone in tutto il mondo. Tra le molte eclissi rimaste nella storia, quella del 1919 è forse una delle più importanti; con essa, l’umanità non vide solo le stelle, ma l’alba di una nuova era: quella della relatività.

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