I pianeti interstellari sono oggetti sfuggenti che hanno masse paragonabili a quelli del nostro Sistema Solare e non orbitano attorno a una stella, ma vagano solitari e liberi nel cosmo. Non se ne conoscevano molti fino ad ora però un team di astronomi, utilizzando i dati di diversi telescopi dell’ESO, ha appena scoperto almeno 70 nuovi pianeti solitari nella nostra galassia. 

I pianeti interstellari, detti anche “canaglia”, “orfani”, o “solitari” si nascondono lontano da una qualsiasi stella che li possa illuminare e sono normalmente impossibili da individuare. Un team di scienziati ha dunque approfittato del fatto che, nei pochi milioni di anni successivi alla loro formazione, questi pianeti sono ancora abbastanza caldi da brillare, rendendoli rilevabili direttamente da fotocamere sensibili su grandi telescopi. Grazie a questo stratagemma sono stati trovati almeno 70 nuovi pianeti canaglia con masse paragonabili a quelle di Giove in una regione di formazione stellare vicina al nostro Sole, situata all’interno delle costellazioni dello Scorpione e dell’Ofiuco. Questo è il più grande gruppo di pianeti interstellari mai scoperto, un passo importante verso la comprensione delle origini e delle caratteristiche di questi misteriosi nomadi galattici.

Il numero esatto di pianeti canaglia individuati dal team è difficile da stimare perché le osservazioni non consentono ai ricercatori di misurare le masse dei singoli oggetti sondati. Gli oggetti con masse superiori a circa 13 volte la massa di Giove molto probabilmente non sono pianeti, quindi non possono essere inclusi nel conteggio. Tuttavia, poiché il team non disponeva dei valori per la massa, ha dovuto fare affidamento sullo studio della luminosità dei pianeti per fornire un limite superiore al numero di pianeti canaglia osservati. La luminosità è, a sua volta, correlata all’età dei pianeti stessi, poiché più vecchio è il pianeta, più a lungo si è raffreddato e ridotto di luminosità. Se la regione studiata è vecchia, allora gli oggetti più luminosi nel campione sono probabilmente al di sopra delle 13 masse di Giove, mentre sarebbero al di sotto se la regione fosse più giovane. Data l’incertezza nell’età della regione osservata, il numero potrebbe variare tra i 70 e 170.

Pianeti solari, collocazione
Questa immagine mostra le posizioni di 115 dei potenziali pianeti solitari scoperti, evidenziati con i cerchi rossi.
Credit: ESO/N. Risinger

LA CACCIA A QUESTI OGGETTI ‘INVISIBILI’

Per individuare così tanti pianeti solitari il team ha utilizzato un set di dati che copre circa 20 anni ricavato da un buon numero di telescopi sia a terra che nello spazio. Da questi dati sono stati misurati i piccoli movimenti, i colori e la luminosità di decine di milioni di sorgenti in una vasta area del cielo identificando in modo sicuro gli oggetti più deboli in questa regione: i pianeti interstellari.

Il team ha utilizzato le osservazioni del Very Large Telescope (VLT) dell’ESO , del Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy (VISTA), del VLT Survey Telescope (VST) e del telescopio da 2,2 metri MPG/ESO situato in Cile, e altre strutture minori. La stragrande maggioranza dei dati proviene dagli osservatori dell’ESO, che sono stati di importanza fondamentale per questo studio dato il loro ampio campo visivo e la loro grande sensibilità. Sono state usate decine di migliaia di immagini ad ampio campo provenienti dalle strutture dell’ESO, corrispondenti a centinaia di ore di osservazioni e letteralmente a decine di terabyte di dati. Il team ha anche utilizzato i dati del satellite Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), segnando un enorme successo per la collaborazione di telescopi terrestri e spaziali nell’esplorazione e nella comprensione del nostro Universo.

Lo studio suggerisce che potrebbero esserci molti altri pianeti solitari e senza stelle che dobbiamo ancora scoprire, forse alcuni miliardi soltanto nella Via Lattea.

Pianeti
Rappresentazione artistica di un pianeta solitario con il complesso di nuvole Rho Ophiuchi visibile sullo sfondo.
Credit: ESO/M. Kornmesser

Studiando i pianeti solitari appena scoperti gli astronomi possono trovare indizi su come si formano questi misteriosi oggetti. Alcuni scienziati ritengono che i pianeti interstellari possano formarsi dal collasso di una nube di gas che è troppo piccola per portare alla formazione di una stella, oppure che potrebbero essere stati espulsi dal loro sistema. Ma quale meccanismo sia il più probabile, rimane ancora un mistero. Ulteriori progressi tecnologici saranno la chiave per svelare il mistero di questi pianeti nomadi. Il team spera di continuare a studiarli in modo più dettagliato con il prossimo Extremely Large Telescope (ELT) dell’ESO , attualmente in costruzione nel deserto cileno di Atacama e che dovrebbe iniziare le osservazioni entro la fine di questo decennio. Questi oggetti sono estremamente deboli e si può fare poco per studiarli con le strutture attuali, l’ELT sarà cruciale per raccogliere maggiori informazioni sui pianeti canaglia trovati sino ad oggi.

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