I ricercatori hanno esaminato come la materia oscura, che costituisce l’85% della materia dell’universo, potrebbe influenzare gli esopianeti per lunghi periodi di tempo.

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Ad oggi, sono stati confermati 5983 esopianeti in 4470 sistemi stellari, con oltre 15000 candidati in attesa di conferma. In combinazione con telescopi di nuova generazione come il James Webb, questo imponente censimento sta inaugurando una nuova era per gli studi di astrobiologia. Analizzando gli spettri ottenuti dalle atmosfere degli esopianeti, gli scienziati sono ora in grado di caratterizzarli e rilevare firme chimiche che potrebbero essere indicatori di vita e processi biologici (le cosiddette biofirme). Queste indagini sono anche un modo per saperne di più sull’evoluzione dei pianeti e del loro clima nel tempo.

I dettagli del nuovo studio

La ricerca di pianeti dell’Osservatorio Gemini ha scoperto che, attorno a molti tipi di stelle, i giganti gassosi preferiscono rimanere “aggrappati” alle loro stelle. Crediti: Osservatorio Gemini/NOIRLab.

Secondo un recente studio condotto dall’Università della California, gli esopianeti potrebbero essere utili per indagare uno dei più grandi misteri cosmologici: la Materia Oscura. Secondo il modello cosmologico standard, la Materia Oscura rappresenta l’85% della massa dell’Universo. Come sostengono i ricercatori, la Materia Oscura potrebbe accumularsi nei nuclei di pianeti delle dimensioni di Giove, il che potrebbe influenzare la loro evoluzione su lunghi periodi di tempo.

Dalla materia oscura a un buco nero

Secondo il modello delle particelle massicce debolmente interagenti, le particelle di materia oscura sono estremamente grandi e interagiscono con la materia ordinaria solo tramite la gravità. “Se le particelle di materia oscura sono sufficientemente pesanti e non si annichilano, potrebbero alla fine collassare in un minuscolo buco nero”, hanno spiegato gli autori dello studio. “Questo buco nero potrebbe quindi crescere e inghiottire l’intero pianeta, trasformandolo in un buco nero con la stessa massa del pianeta originale. Questo risultato è possibile solo secondo il modello di materia oscura superpesante non annichilante”.

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