Dopo decenni di studi su Venere, rimangono molte domande sul nostro vicino di casa. Una domanda ha particolarmente incuriosito gli astronomi: quali dei 1600 vulcani di Venere sono ancora attivi?

Capire quali vulcani di Venere sono attivi e quali no è importante perché questi sono una potenziale fonte di fosfina, un composto che nasce da processi biologici qui sul nostro pianeta. Per interpretare le rilevazioni di fosfina bisogna però conoscere quanti vulcani la stiano producendo attivamente. La superficie di Venere è ricca di vulcani e colate di lava, ma è difficile discernere quali di queste caratteristiche siano antiche e quali più recenti. Per fortuna ci aiuta la scienza e la ricerca in particolare: utilizzando i dati delle navicelle spaziali in orbita attorno a Venere siamo in grado di rilevare anche i più minimi cambiamenti della superficie e dell’atmosfera venusiana, che segnalano la presenza di vulcani in eruzione.

Vulcano Idunn Mons su Venere
Ecco il vulcano venusiano Idunn Mons mostrato nei dati radar della sonda Magellano (aree marroni) con una sovrapposizione dei modelli di calore osservati dalla sonda Venus Express. La scala verticale è aumentata di un fattore 30. Credit: ESA/NASA/JPL

IDUNN MONS: la ricerca italiana

Il team guidato da Piero D’Incecco (Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, IT) ha unito le osservazioni dell’atmosfera e della superficie di Venere e le ha combinate con i risultati degli studi di laboratorio: hanno cercato di elaborare delle prove sufficienti a provare il vulcanismo attivo di Idunn Mons, un vulcano alto 2,5 km e largo 200 km nella Imdr Regio, una struttura geologica della superficie di Venere. Il team ha rafforzato il caso con tre prove chiave:

  1. Osservazioni di superficie: la regione immediatamente intorno Idunn Mons mostra segni di sovrapposizione di flussi di lava, il più alto dei quali coincide con una regione di emissione termica insolitamente alta, che si pensa indichi una superficie giovane, non ancora corrosa dalla caustica atmosfera di Venere;
  2. Lavoro di laboratorio: ricreando il calore e l’alta pressione di Venere per capire in che modo influisce sui minerali, hanno dimostrato che l’invecchiamento chimico – l’alterazione del materiale superficiale attraverso reazioni chimiche con i gas atmosferici – avviene più rapidamente di quanto si pensasse. Ciò indica che abbiamo, finora, sovrastimato le età delle colate laviche che circondano Idunn Mons;
  3. Osservazioni atmosferiche: la superficie di Venere interagisce anche con l’atmosfera su una scala macroscopica; strutture geologiche come i vulcani generano onde stazionarie nell’atmosfera chiamate onde di gravità (da non confondere con le onde gravitazionali!). Queste onde possono causare il rallentamento dei venti di Venere nel momento in cui si imbattono sopra un vulcano. Nel caso specifico di Idunn Mons, i venti rallentano più del previsto, date le dimensioni del vulcano, il che potrebbe essere dovuto al calore irradiato dalle recenti colate di lava.

Future missioni

In conclusione, D’Incecco e il suo team hanno affermato che il vulcano Idunn Mons è stato attivo di recente, forse anche durante la nostra vita. Le missioni spaziali recentemente organizzate dovrebbero presto permetterci di studiare ulteriormente Idunn Mons. In particolare l’orbiter VERITAS della NASA e l’orbiter EnVision dell’ESA hanno entrambi in programma di mappare la superficie di Venere ad altissima risoluzione, che è la chiave per rilevare i cambiamenti dovuti all’attività vulcanica.

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