Un interessante studio ha comparato i diversi metodi di combustione che una possibile civiltà aliena evoluta avrebbe potuto utilizzare per produrre energia.

Come una civiltà aliena avanzata potrebbe ottenere energia? Per rispondere a questa domanda è inanzitutto capire come avviene la combustione. In questo processo una sostanza (chiamato comburente) ne degrada un’altra (chiamata combustibile). La reazione chimica che avviene è chiamata ossidoriduzione e il comburente funge da ossidante. Durante questo processo la sostanza ossidata trasferisce elettroni all’ossidante e, come risultato, si libera energia sotto forma principalmente da calore. Un’esempio semplice di produzione di energia è la combustione di legno o di gas, utilizzato dalla civiltà umana non solo per riscaldare le case, ma anche per produrre energia elettrica.

Una rappresentazione di un rapimento alieno. Credit: pixabay

Questi due collaboratori hanno quindi pensato: se dovessimo confrontare i vari comburenti esistenti, ce ne sarebbero altri “papabili” in un contesto di pianeta alieno con composizione chimica differente rispetto alla nostra? Il risultato è che l’ossigeno non è l’unico comburente possibile ma è anche il migliore in circolazione. Infatti se ne prendessimo uno dei pochi con capacità comburenti migliori, ovvero il fluoro, avrebbe il problema opposto: Le sue proprietà lo rendono un ossidante difficile da contenere e usare in una rezione controllata.

Questo perché è in grado di ossidare violentemente molte delle sostanze esistenti. Lo rende quindi un comburente troppo difficile da accumulare e usare in modo controllato. Tutto questo non ci deve però a ridurre le nostre aspettative i prossimi pianeti che verranno scoperti. Chissà che non ci portino delle sorprese.

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