Alcune raffigurazioni egizie contengono in realtà interpretazioni stilizzate del piano della Via Lattea.
Gli scienziati potrebbero aver scoperto un’antica raffigurazione del “fiume di stelle” della Via Lattea nell’arte dell’antico Egitto. Alcune raffigurazioni della dea del cielo, Nut, che compaiono sui lati di alcune bare, contengono in realtà interpretazioni stilizzate del piano galattico. A dirlo un’analisi di centinaia di bare condotta dall’astrofisico Or Graur dell’Università di Portsmouth nel Regno Unito. Queste raffigurazioni sono così dettagliate che includono anche la spessa e sinuosa cortina di polvere che si snoda attraverso il flusso di stelle che attraversa il cielo notturno.
La dea Nut

La dea Nut governa il cielo ed è una delle più antiche divinità egizie. Veniva spesso raffigurata come una donna nuda, con il corpo imbrattato di oggetti cosmici come stelle e soli, protettrice del cielo stesso, inarcata sulle figure a terra. La dea compare frequentemente nell’arte funeraria, poiché uno dei suoi compiti era la protezione dei defunti durante il loro viaggio nell’aldilà. Gli studiosi hanno analizzato le raffigurazioni di Nut dipinte su sarcofagi risalenti a circa 4.600 anni fa.
L’incredibile scoperta sulla Via Lattea
Ebbene, la raffigurazione di Nut che vedete qui sopra include una lunga e spessa linea ondulata che percorre il corpo della dea, con stelle dipinte su entrambi i lati. Gli scienziati credono che la curva ondulata rappresenti la Via Lattea e potrebbe essere una rappresentazione della Grande Fenditura Galattica, ovvero la fascia scura di polvere che attraversa la fascia luminosa di luce diffusa della Via Lattea. “Confrontando questa raffigurazione con una fotografia della Via Lattea, si nota una netta somiglianza”, ha spiegato Or Graur.
Spiritualità e scienza nell’Antico Egitto
“Non avevamo mai visto una curva simile in nessuna delle altre rappresentazioni di Nut e riteniamo che la rarità di questa curva rafforzi la conclusione che, sebbene ci sia una connessione tra Nut e la Via Lattea, le due non sono la stessa cosa”, ha aggiunto. La scoperta evidenzia quanto poco sappiamo della complessa interazione tra la spiritualità e la scienza dell’antico Egitto e come e perché le divinità siano rappresentate proprio in quel modo.
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