Ecco le spettacolari immagini ricavate dal telescopio Arizona su una delle principali lune di Giove, Io

Advertisement

Ecco la luna di Giove, Io, fotografata il 10 gennaio 2024 dalla fotocamera SHARK-VIS sul grande telescopio binoculare in Arizona. Questa è l’immagine di Io con la risoluzione più alta mai ottenuta da un telescopio terrestre. L’immagine combina tre bande spettrali – infrarosso, rosso e verde – per evidenziare l’anello rossastro attorno al vulcano Pelé (sotto e a destra del centro della luna) e l’anello bianco attorno al Pillan Patera, a destra di Pelé.

La nuova immagine di Io

Credit: INAF/Large Binocular Telescope Observatory/Georgia State University; IRV-band observations by SHARK-VIS@LBT [P.I. F. Pedichini]; processing by D. Hope, S. Jefferies, G. Li Causi

Dal 1979, quando si scoprì che Io, la luna di Giove, era costellata di vulcani, astronomi e vulcanologi erano entusiasti di ciò che il satellite rossastro poteva dirci sull’evoluzione del sistema solare. Tuttavia, gli studi sulle eruzioni e sui flussi di lava su Io sono stati ostacolati da immagini sfocate provenienti dai telescopi terrestri e spaziali. Nonché da troppi pochi primi piani delle navicelle spaziali in volo.

Le immagini con la più alta risoluzione mai vista

Un team di astronomi e ingegneri pubblicherà la prossima settimana sulla rivista Geophysical Research Letters le immagini ottiche di Io con la più alta risoluzione mai scattate dalla Terra. Immagini sufficientemente nitide da distinguere vulcani così vicini l’uno all’altro che i detriti delle loro eruzioni si sovrappongono.

Le immagini rivelano caratteristiche superficiali di appena 80 chilometri di diametro. Una risoluzione finora ottenibile solo con veicoli inviati su Giove, come le Voyager, la Galileo e Juno, in orbita dal 2016. La risoluzione equivale a scattare una foto di un oggetto delle dimensioni di una monetina da 160 chilometri di distanza, secondo il gruppo di ricerca. Le immagini sono da due a tre volte migliori di quelle che potrebbero essere ottenute tramite il telescopio spaziale Hubble.

Fonte