Una collaborazione tra OpenAI e Retro Biosciences ha creato un modello di intelligenza artificiale che identifica molecole capaci di riportare cellule vecchie a uno stato giovanile.

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In un laboratorio della Silicon Valley, cellule umane invecchiate artificialmente hanno cominciato a comportarsi di nuovo come cellule giovani. Nessun intervento genetico diretto: solo una combinazione di piccole molecole identificate da un’intelligenza artificiale.

Il sistema si chiama GPT-4b micro, una versione specializzata del celebre modello linguistico di OpenAI, addestrata non su testi ma su dati biologici molecolari. E i risultati pubblicati nelle ultime settimane suggeriscono che la ricerca sulla longevità potrebbe aver fatto un salto quantico.

La partnership tra OpenAI e Retro Biosciences

OpenAI, l’azienda dietro ChatGPT, ha avviato una collaborazione strategica con Retro Biosciences, startup californiana fondata con l’obiettivo dichiarato di estendere la vita umana sana di dieci anni. L’alleanza mira ad applicare i modelli di intelligenza artificiale generativa al problema più complesso della biologia: invertire l’invecchiamento cellulare.

Mentre GPT-4 tradizionale elabora linguaggio naturale, GPT-4b micro è stato riaddestrato su databases di strutture chimiche, interazioni proteiche, profili di espressione genica e pathway metabolici.
Il modello analizza miliardi di combinazioni molecolari in silico, predicendo quali composti potrebbero modulare i marcatori dell’invecchiamento cellulare. Quello che richiederebbe anni di esperimenti in laboratorio viene simulato in giorni di calcolo computazionale.

intelligenza artificiale

Dalle simulazioni alle cellule reali

I ricercatori hanno testato le predizioni di GPT-4b micro su cellule senescenti, ovvero cellule che hanno smesso di dividersi ma restano metabolicamente attive, rilasciando sostanze infiammatorie che accelerano l’invecchiamento dei tessuti circostanti. Queste cellule, trattate con cocktail molecolari suggeriti dall’AI, hanno mostrato cambiamenti sorprendenti: riduzione dei marcatori di senescenza come p16 e p21, aumento dell’attività telomerasica, ripristino di profili di metilazione del DNA tipici di cellule giovani.In alcuni esperimenti, cellule epidermiche di donatori over 60 hanno recuperato caratteristiche funzionali simili a quelle di cellule di trentenni. Non si tratta di un vero e proprio ringiovanimento completo, ma di una riprogrammazione parziale che riporta indietro alcuni orologi biologici fondamentali senza cancellare l’identità cellulare.

Come funziona l’AI della longevità

GPT-4b micro utilizza un approccio chiamato modellazione generativa multi-modale: integra dati da genomica, proteomica, imaging cellulare e letteratura scientifica per generare ipotesi su quali vie metaboliche bloccare o stimolare. Il sistema non si limita a cercare in database esistenti ma “immagina” combinazioni molecolari nuove, verificando poi tramite algoritmi predittivi se potrebbero funzionare biologicamente.

Ad esempio, l’AI ha identificato una combinazione di tre piccole molecole che agiscono sinergicamente su mitocondri, autofagia e infiammazione cronica, tre pilastri dell’invecchiamento. Separatamente, queste molecole mostravano effetti modesti; insieme, creavano un effetto amplificato che nessun ricercatore umano aveva previsto.

Accelerazione esponenziale della ricerca

Tradizionalmente, scoprire un nuovo farmaco anti-invecchiamento richiede 10-15 anni e miliardi di dollari. Con GPT-4b micro, Retro Biosciences afferma di aver ridotto la fase di screening iniziale da anni a mesi. L’AI può testare virtualmente milioni di composti al giorno, filtrando immediatamente quelli tossici o inefficaci, e proponendo solo i candidati più promettenti per validazione sperimentale.

Questo approccio potrebbe democratizzare la ricerca sulla longevità: invece di pochi mega-trial su farmaci singoli, potrebbero emergere decine di terapie personalizzate per diversi aspetti dell’invecchiamento.

Limiti e prospettive future

Nonostante l’entusiasmo, gli esperti mantengono cautela. I test finora sono stati condotti solo in vitro, su cellule isolate. Il salto verso organismi viventi è enormemente più complesso: invecchiamento non è un processo cellulare ma sistemico, che coinvolge organi, sistema immunitario, microbioma. Una cellula ringiovanita in provetta potrebbe comportarsi diversamente in un corpo umano di 70 anni.

Inoltre, esiste il rischio oncologico: riprogrammare cellule per farle proliferare nuovamente potrebbe, in alcuni contesti, favorire trasformazioni tumorali. Serviranno anni di studi preclinici su animali prima di pensare a trial umani. Tuttavia, la direzione è chiara: l’intelligenza artificiale non sostituisce i biologi ma moltiplica esponenzialmente la loro capacità di esplorazione. GPT-4b micro rappresenta l’avanguardia di una nuova era in cui scoprire come vivere più a lungo potrebbe diventare veloce quanto chiedere a un chatbot.


Fonti: