Un team guidato dall’astrofisico Dominik Koll ha analizzato 295 kg di ghiaccio del progetto EPICA, trovando ferro-60, un isotopo radioattivo che si forma solo nelle esplosioni stellari. La quantità rilevata dimostra che il Sistema Solare sta attraversando la Nube Interstellare Locale, un ammasso di gas e polveri residui di una supernova.

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Il ferro-60 non esiste sulla Terra. È un isotopo radioattivo che si forma solo negli inferni nucleari delle stelle massicce, poco prima che esplodano come supernove. Ha un’emivita di 2,6 milioni di anni, e se fosse stato presente durante la formazione del pianeta, 4,5 miliardi di anni fa, sarebbe già decaduto completamente. La sua presenza nei ghiacci dell’Antartide significa che sta arrivando dallo spazio, in questo momento, e lo sta facendo da decine di migliaia di anni grazie ad una supernova.

Il ghiaccio come registratore cosmico

Il team del Helmholtz-Zentrum Dresden-Rossendorf ha analizzato carote di ghiaccio prelevate nell’ambito del progetto europeo EPICA, risalenti a un periodo compreso tra 40.000 e 81.000 anni fa. Per estrarre le poche tracce di ferro-60, hanno sciolto 295 kg di ghiaccio e sottoposto il residuo alla spettrometria di massa con acceleratore. Hanno trovato una concentrazione dell’isotopo significativamente più bassa rispetto a quella misurata nella neve degli ultimi decenni.

La Nube Interstellare Locale

La spiegazione è che il Sistema Solare, da almeno 80.000 anni, si sta muovendo all’interno della Nube Interstellare Locale, una regione di gas, polvere e plasma che si è formata a seguito dell’esplosione di una supernova. Entrare nella nube ha significato entrare in una zona a più alta densità di detriti stellari, e la Terra ha iniziato a raccoglierli.

Supernova Antartide
Credit: B. Schröder/HZDR/ NASA/Goddard/Adler/U.Chicago/Wesleyan

L’aumento della concentrazione di ferro-60 nella neve recente è la prova che la nube non è uniforme, anzi, la sua densità varia, e il Sistema Solare si sta avvicinando al suo bordo interno, dove l’accumulo di polvere è maggiore. Dominik Koll ha spiegato che per la prima volta si ha la possibilità di studiare l’origine di queste nubi interstellari, perché la loro firma chimica è rimasta impressa nel ghiaccio come in un registro di volo.

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