Un fenomeno ottico atmosferico che si forma in particolari condizioni. Ecco l’arcobaleno

L’Italia è falcidiata ultimamente da perturbazioni atmosferiche: piogge e temporali stanno abbondando in ogni dove della penisola. Le precipitazioni succitate incupiscono e rendono uggioso l’animo e l’umore delle persone, limitandone ulteriormente gli spostamenti. Tuttavia, in talune circostanze, può capitare che giunga in soccorso un fenomeno atmosferico che, innocuo e spettacolare, riesce ad infondere nei fortunati, nonostante la sua comparsa sia labile, un tocco di speranza e di stupore: l’arcobaleno.

Arcobaleno
L’Arcobaleno ed il castello di Avella. Credit: Antonio D’Anna

L’arcobaleno

Per secoli, in diverse culture, era ritenuto un segno divino. Alcune leggende popolari narravano che chi lo avesse raggiunto avrebbe avuto per sempre la fortuna dalla sua parte. Peccato però non sia suffragato da prove scientifiche. Anzi… Raggiungerlo è oggettivamente impossibile. Perché? L’arcobaleno si allontana alla stessa velocità di un osservatore che cammina nella sua stessa direzione. Praticamente le due velocità sono caratterizzate da una diretta proporzionalità.

Arcobaleno
Arcobaleno. Credit: Antonio D’Anna

Ma come si forma questo arco cosi magico e romanticamente delicato che mostra tutti i colori dell’iride? La condicio sine qua non è un bell’acquazzone e al contempo il Sole che fa capolino tra le nubi. Le goccioline di pioggia rimaste in sospensione (dopo un temporale, vicino ad una cascata, ad una fontana…) ed attraversate dalla luce solare funzionano come minuscoli prismi ottici, suddividendo la luce bianca nei sette colori dell’iride. Precisamente partendo dall’esterno all’interno:

  • Rosso;
  • Arancione;
  • Giallo;
  • Verde;
  • Blu;
  • Indaco;
  • Violetto.

Per poterlo scrutare è necessario che l’osservatore abbia il Sole alle spalle e di fronte il rovescio di pioggia. I migliori arcobaleni da poter ammirare sono quelli del primo mattino e/o del tardo pomeriggio.

Arcobaleno primario e secondario. Credit: Antonio D’Anna

Come mai?

La spiegazione risiede nel fatto che quanto più il Sole è basso sull’orizzonte, maggiore sarà la curvatura dell’arco. Quando invece il Sole è alto sull’orizzonte, l’arcobaleno non è visibile. Tendenzialmente questo fenomeno ottico atmosferico si presenta come una semicirconferenza, non come un cerchio intero: il che è dovuto alla curvatura della Terra e al fatto di trovarsi al suolo. Inoltre in alcune circostanze, di arcobaleni se ne possono formare addirittura più di uno. Difatti a volte sopra l’arco principale ne appare uno secondario, più scuro e più spesso, formatosi per la doppia riflessione della luce solare il cui effetto prodotto è l’inversione dei colori (rosso all’interno e violetto all’esterno). Quando si verifica questo fenomeno raro, lo spettatore può ritenersi doppiamente fortunato.

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