Gli scienziati hanno svelato per la prima volta il misterioso comportamento dell’atmosfera di Titano. I dettagli dello studio.
C’è qualcosa di molto particolare nell’atmosfera di Titano, la luna più grande di Saturno. Anziché restare costantemente allineata con la superficie, oscilla nel corso delle stagioni. La scoperta è stata descritta in una nuova ricerca condotta da un team dell’Università di Bristol, nel Regno Unito, attraverso un’analisi dettagliata di 13 anni di letture di luce infrarossa. Da queste letture è possibile interpretare la composizione e la temperatura dei gas, e da lì anche la posizione mutevole dell’atmosfera. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Planetary Science Journal.
Perché l’atmosfera di Titano cambia con le stagioni

Questo spostamento stagionale suggerisce che l’inclinazione potrebbe avere a che fare con la rotazione di Titano attorno al Sole, in tandem con Saturno. Un anno su Titano dura quasi 30 anni sulla Terra e comporta notevoli variazioni di temperatura. Tuttavia, mentre l’entità dell’inclinazione atmosferica cambia, la direzione in cui punta non cambia: rimane sempre orientata verso lo stesso punto fisso. Capire il perché richiederà tempo e ulteriori ricerche.
La missione Dragonfly
Un’ipotesi che il team sta prendendo in considerazione è che nel passato di Titano si sia verificato un grande impatto che ha causato l’inizio delle oscillazioni atmosferiche, portando con sé cambiamenti nel clima di questa luna. D’altronde la sonda spaziale Dragonfly è in procinto di visitare Titano nel 2034. Per far sì che la sonda atterri con successo nei venti vorticosi della luna di Saturno sarà necessaria una conoscenza precisa della sua atmosfera.
Una volta che Dragonfly sarà al suo posto, potremo aspettarci molte altre scoperte affascinanti. Il team dietro questo nuovo studio descrive Titano come “uno dei corpi più intriganti del Sistema Solare” per le sue caratteristiche, tra cui il fatto di essere l’unica luna del Sistema Solare ad avere un’atmosfera vera e propria.
Per saperne di più:
- Leggi i dettagli dello studio su Planetary Science Journal.
- Consulta il comunicato dell’Università di Bristol.
