Una nuova ricerca dell’Università di St Andrews ha ipotizzato che le particelle presenti nei brillamenti solari siano 6,5 volte più calde di quanto si pensasse in precedenza.
Le eruzioni solari sono improvvise ed enormi emissioni di energia nell’atmosfera esterna del Sole, che ne riscaldano alcune parti fino a oltre 10 milioni di gradi. Questi eventi spettacolari aumentano notevolmente i raggi X e le radiazioni solari che raggiungono la Terra e sono pericolosi per i veicoli spaziali e gli astronauti, oltre a influenzare l’atmosfera superiore del nostro pianeta. Una nuova ricerca dell’Università di St Andrews ha ipotizzato che le particelle presenti nei brillamenti solari siano 6,5 volte più calde di quanto si pensasse in precedenza, fornendo una soluzione inaspettata a un mistero vecchio di 50 anni sulla nostra stella.
I dettagli della nuova ricerca

La ricerca, pubblicata su Astrophysical Journal Letters, ha esaminato le prove di come i brillamenti riscaldino il plasma solare a temperature superiori a 10 milioni di gradi. Il plasma solare è composto da ioni ed elettroni. La nuova ricerca sostiene che gli ioni dei brillamenti solari, particelle cariche positivamente che costituiscono metà del plasma, possono raggiungere temperature superiori a 60 milioni di gradi. Esaminando i dati provenienti da altri ambiti di ricerca, il team, guidato dal dott. Alexander Russell, docente di teoria solare presso la Facoltà di matematica e statistica, ha capito che è molto probabile che le eruzioni solari riscaldino gli ioni più degli elettroni.
Un importante cambio di paradigma sui brillamenti del Sole
Fin dagli anni ’70, si è aperta una questione sul perché le linee spettrali dei brillamenti, ovvero i brillanti aumenti della radiazione solare a specifici “colori” nell’ultravioletto estremo e nei raggi X, siano più ampie del previsto. Storicamente, si credeva che ciò potesse essere dovuto solo a moti turbolenti, ma questa interpretazione è stata messa in discussione man mano che gli scienziati cercavano di identificare la natura della turbolenza. Dopo quasi 50 anni, il nuovo lavoro sostiene un cambio di paradigma in cui la temperatura degli ioni può dare un contributo significativo alla spiegazione delle misteriose larghezze delle linee degli spettri dei brillamenti solari.
Per saperne di più:
- Leggi il comunicato dell’Università di St Andrews.
