Nella valle norvegese di Hessdalen le luci compaiono dal 1930. Dal 1983 radar, magnetometri e spettrometri le misurano, ma nessuna teoria spiega ancora tutto quello che è stato registrato.
Hessdalen è una piccola valle a circa 30 chilometri a nord di Røros, nella Norvegia centrale, con circa 150 abitanti. Dal 1930 i residenti segnalano luci nel cielo: sfere luminose di vari colori che fluttuano immobili per ore oppure attraversano l’orizzonte in pochi secondi pulsando e cambiando colore per poi spegnersi e riaccendersi in punti diversi. Tra il 1981 e il 1984 gli avvistamenti raggiunsero il picco di 20 episodi a settimana chiamate appunto luci di Hessdalen.

Nel 1983 Erling Strand, ingegnere informatico dell’Università di Østfold, avviò il Project Hessdalen. Con un gruppo di fisici norvegesi portò nella valle tutti gli strumenti tecnici necessari. Le luci comparvero e i radar le registrarono anche quando non erano visibili a occhio nudo. I magnetometri rilevarono perturbazioni del campo magnetico in corrispondenza degli avvistamenti, mentre le misurazioni spettroscopiche mostrarono firme termiche. Quelle luci avevano dunque massa rilevabile dai radar, ma non erano di alcun velivolo conosciuto.
I dati e cosa non torna
Negli anni successivi il fenomeno fu studiato da fisici di vari paesi, inclusi ricercatori italiani che condussero campagne di misurazione nel 2000 e nel 2002. Dal 1998 una stazione automatica raccoglie dati senza mai una pausa. La teoria che ha raccolto più consensi in ambito accademico è quella del plasma: la conformazione geologica della valle, con depositi minerali conduttori su sponde opposte del fiume, potrebbe generare scariche che producono sfere luminose.
È una spiegazione plausibile, vero, ma non copre tutto. Le luci documentate a Hessdalen aumentano di luminosità invece di diminuire, e alcune hanno reagito a fasci laser puntati nella loro direzione, un comportamento che nessun modello di plasma standard è riuscito a riprodurre o almeno a prevedere.

Le luci continuano a comparire
Massimo Teodorani, il fisico italiano che ha partecipato alle campagne di misurazione, ha descritto le luci come una “materia che simula il comportamento di un solido uniformemente illuminato“, descrizione che non rientra in nessuna categoria fisica esistente. 40 anni di dati pubblicati su riviste scientifiche, e la risposta definitiva non è ancora arrivata. Il Project Hessdalen è ancora attivo e le luci continuano a comparire esattamente come comparivano quando i primi abitanti della valle le segnalarono, decenni prima che qualcuno pensasse di portarci anche solo un radar. L’archivio con tutte le fotografie e i video del fenomeno dal 1998 ad oggi sono disponibili sull’archivio di Project Hessdalen.

Fonti:
