Le ricerche più recenti suggeriscono che spazio e tempo potrebbero essere proprietà emergenti dell’entanglement quantistico, non ingredienti fondamentali dell’universo

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Pensate alla temperatura: la sentiamo e ci conviviamo ogni giorno, eppure non è un ingrediente fondamentale della natura: è quello che succede quando miliardi di molecole si muovono in modo disordinato, una proprietà che emerge da qualcosa di più profondo. Una serie di ricerche sta portando oggi la fisica teorica a fare la stessa domanda su qualcosa di più grande. E se lo spaziotempo funzionasse esattamente come la temperatura?

Cosa c’entra l’entanglement con lo spaziotempo

Per capire dove si vuole arrivare, bisogna partire dall’entanglement quantistico, quel fenomeno che Einstein chiamò con disgusto «azione fantasma a distanza», convinto che qualcosa non tornasse. Ebbene, nel 1982 Alain Aspect dimostrò che le sue obiezioni sulle cosiddette variabili nascoste locali non reggevano: l’entanglement è un fenomeno reale e verificato, e nel 2022 ha valso il Nobel per la Fisica a Alain Aspect, John F. Clauser e Anton Zeilinger. Due particelle possono essere correlate in modo tale che misurare lo stato di una determina lo stato dell’altra, che siano solo ad un millimetro o ai lati opposti dell’universo. Quello che la ricerca degli ultimi anni sta esplorando è se queste reti di correlazioni quantistiche tra particelle siano la struttura profonda da cui emerge la geometria dello spazio-tempo stesso.

Universo quadrimensionale tessuto spaziotempo

Il lavoro di Hong Liu al MIT e la disputa su Nature

In ottobre 2025, Hong Liu del MIT Center for Theoretical Physics ha pubblicato uno studio che sistematizza anni di lavoro teorico, mostrando una cosa sorprendente: in questi modelli matematici, a tenere uniti due punti dello spazio è proprio l’entanglement. Se c’è una forte connessione quantistica, lo spazio è unito e continuo, mentre se non c’è alcun entanglement, lo spazio si spezza fisicamente in regioni isolate. Tradotto in parole semplici: in questi scenari teorici, ridurre o eliminare le connessioni quantistiche equivale a “scucire” il tessuto spaziale.

Nello stesso periodo, Joseph Aziz e Richard Howl hanno pubblicato su Nature uno studio che complica un po’ le cose. I due ricercatori sostengono che, sotto certe condizioni, anche la gravità “classica” (quella tradizionale, non quantistica) potrebbe essere in grado di generare questo intreccio. Perché questo è un problema? Perché se anche la gravità normale può creare entanglement, diventa molto più difficile usare i futuri esperimenti per dimostrare definitivamente la natura quantistica della gravità. Le loro conclusioni, tuttavia, sono state contestate da altri fisici, e la questione resta un dibattito accesissimo nella comunità scientifica.

Un nuovo modo di guardare la realtà

Spaziotempo

Se queste teorie dovessero trovare conferme nei prossimi decenni, ci troveremmo di fronte a una rivoluzione di portata storica. Lo spazio in cui ci muoviamo e il tempo che misuriamo con i nostri orologi cesserebbero di essere il contenitore passivo dell’universo e diventerebbero invece una sorta di illusione macroscopica. Fino a quel momento il dubbio (e la ricerca di una “verità”) resta, ma una cosa è certa: il modo in cui pensiamo alla struttura della realtà sta già a suo modo cambiando, equazione dopo equazione. Insomma lo spaziotempo rappresenta una cosa ancora tutta da scoprire

Fonti: