La notizia è ormai rimbalzata dappertutto: l’azienda privata Colossal Biosciences ha annunciato di aver resuscitato il “metalupo”. La realtà è ben diversa

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La notizia è ormai rimbalzata dappertutto: l’azienda privata Colossal Biosciences ha annunciato di aver resuscitato il dire wolf, ovvero l’enocione (Aenocyon dirus), un canide estinto che ha abitato il Nord America fino a 10 000 anni fa. Forse ‘enocione’ non accende nessuna lampadina, ma “metalupo” sì. Un nome ben più familiare, visto che fa riferimento ai famosi lupi della serie di romanzi de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e della serie tv a essi ispirata: Il Trono di Spade. Non a caso, la Colossal ha regalato alla femmina della cucciolata il nome Khaleesi. Anche i due maschi non sono da meno e solleticano la nostalgia di qualche romano: Romulus e Remus.

Dalla copertina del Time a diversi servizi fotografici dei tre cuccioli prodotti, le reazioni più frequenti sono state di tenerezza e meraviglia. La notizia è incredibile: questo è il primo animale che siamo riusciti a riportare indietro dall’estinzione. Infatti non bisogna crederci.

Metalupo
1 Copertina di Time di maggio 2025

Cosa ha fatto davvero la Colossal?

L’azienda statunitense ha commissionato a dei bravi esperti di ingegneria genetica un compito preciso: modificare l’aspetto di un lupo grigio (Canis lupus) per renderlo simile a quello dell’enocione. Sono state applicate 20 modifiche in 14 geni, in modo da ottenere dimensioni maggiori del corpo e della testa. Nei comunicati stampa dichiarano di aver scoperto che i “metalupi” avevano il pelo bianco, e per questo motivo hanno modificato il genoma per ottenere questo colore nei tre cuccioli. Per sfortuna per la Colossal, non esiste nessun articolo nella letteratura scientifica che lo dimostri. Finché non pubblicheranno uno studio ufficiale, il pelo bianco va considerato un tentativo di rimandare ancora una volta ai metalupi de Il Trono di Spade.

Per chi si sta chiedendo “possibile che basti ingrandire un lupo per ottenere un’altra specie estinta?”, la prossima parte vi piacerà.

La vera natura di un metalupo

Solo fino al 2021, eravamo convinti che l’enocione fosse un antico parente dei lupi, così vicino da condividerne il genere (‘Canis dirus’). Tuttavia, le analisi genetiche ci raccontano una storia diversa. Questo canide non era affatto un lupo. Per evidenziarne la separazione, abbiamo dovuto ribattezzarlo Aenocyon dirus.

Ma quanto era diverso? Canis e Aenocyon si sono separati circa 6 milioni di anni fa e hanno accumulato differenze genetiche uniche da allora. Per farci un’idea, le differenze fra uno scimpanzé e chi sta scrivendo questo articolo sono iniziate proprio 6 milioni di anni fa. È una differenza piuttosto grande, che l’attuale ingegneria genetica fatica a gestire. E una cosa è certa: modificare 14 geni a uno scimpanzé non è sufficiente per trasformarlo nel mio commercialista o viceversa.

Metalupo
2 Parentele fra diversi canidi in seguito alle analisi genetiche sui resti di Aenocyon. Da Perri et al. (2021), Fig. 2.

I portavoce della Colossal hanno risposto alle critiche con decisione: “I concetti di specie sono sistemi di classificazione umani, e tutti possono essere in disaccordo e avere ragione allo stesso tempo”. Ma, come ha notato Jeremy Austin, Direttore dell’Australian Centre for Ancient DNA:  “Questo non è un metalupo in nessuna definizione di specie”.

Facciamola breve: Romulus, Remus e Khaleesi sono lupi grigi con pelo bianco e dimensioni maggiori. Nient’altro. Oltre ad aver dichiarato il falso, la Colossal Biosciences ha fatto nascere tre lupi (animali altamente sociali) in un ambiente privo delle meccaniche familiari di branco di cui hanno bisogno per il loro benessere. Questo esperimento, oltre a essere stato pubblicizzato in modo disonesto, scopre numerose criticità etiche. Peccato, perché lo sforzo tecnologico richiesto per modificare aree selezionate di 14 geni è un traguardo da ricordare e da cui si può imparare molto.

La Colossal può salvare il lupo rosso?

La Colossal risponde alle critiche ricordando anche che sta lavorando alla clonazione di animali attualmente in pericolo, come il lupo rosso (Canis rufus), per aumentare il numero di individui e la diversità genetica delle popolazioni. Anche se appare essere un obiettivo più concreto, è proprio il Wolf Conservation Center a chiarire la situazione:

“… ci sono metodi più immediati ed efficaci per promuovere la sopravvivenza a lungo termine e la salute dei lupi rossi. […] La principale minaccia per il lupo rosso è la mortalità causata dall’uomo – collisioni con veicoli e morti per armi da fuoco. La clonazione e altre biotecnologie non possono proteggere i lupi rossi dalle automobili o dai proiettili, né possono aumentare l’empatia da parte delle persone nei confronti dei lupi rossi.”

La Colossal ha un prodotto (la clonazione) che deve vendere, non un problema (l’estinzione) da risolvere. Con le parole del Dr. Joseph Hinton: “La clonazione è una soluzione alla ricerca di un problema che non esiste per i lupi rossi”.

Lupo
3 Due lupi rossi, rari canidi del Nord America. Immagine da Wolf Conservation Center (nywolf.org).

Forse dovevano guardare Jurassic Park

Quella dei metalupi sembra essere solo l’ultima trovata di marketing della Colossal per ottenere attenzione mediatica, allettare i suoi investitori e attirarne di nuovi. In effetti, la Colossal ha coinvolto nel progetto proprio George R.R. Martin, il creatore del mondo fantasy de Il Trono di Spade.

Mentre la comunicazione aggressiva e spettacolare dell’azienda persuade i non addetti che “l’estinzione non è per sempre”, le risorse della vera conservazione delle specie in pericolo rischiano di essere dirottate a favore di progetti meno meritevoli. Ancora una volta, il sogno della de-estinzione si dimostra una tentazione sussurrataci all’orecchio da un’azienda che non si occupa di risolvere i problemi del nostro mondo. Forse non hanno capito che la InGen era la caricatura di un’azienda avida e immorale da non imitare?

Articolo redatto da Alessio Ciaffi

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