Il rapido indebolimento della nebulosa planetaria più giovane conosciuta: la Nebulosa Razza

La stra-grande maggioranza dei fenomeni astronomici, avviene su tempi-scala superiori di diversi ordini di grandezza rispetto alla vita umana. Cio’ ha obbligato gli astronomi a cercare metodi alternativi per comprenderne la natura. Un esempio e’ dato dall’osservazione di un numero molto grande di stelle in diverse fasi evolutive tramite il diagramma HR, per arrivare a capire come una stella nasca, evolva e muoia su tempi scala spesso dell’ordine dei miliardi di anni. Ma in alcuni casi, e’ invece possibile seguire passo passo la nascita e l’evoluzione di corpi celesti per l’intera durata di fasi molto significative. E’ il caso di Hen 3-1357, o Nebulosa Razza, nebulosa planetaria più giovane conosciuta formatasi nel 1987.

La Nebulosa Razza ripresa dal telescopio spaziale Hubble, nel 1996 (sinistra) e 2016 (destra)

Vedete nell’immagine due foto di Hubble della Nebulosa Razza, scattate nel 1996 e nel 2016, dove sono in evidenza le linee di emissione di azoto II, H-alpha, e ossigeno III rispettivamente in rosso, verde e blu. Si tratta di una nebulosa apparsa inaspettatamente negli anni ’80, da allora la stella centrale si è rapidamente indebolita. Ad esempio, in queste immagini i flussi di emissione di azoto II, H-alpha, e ossigeno III sono diminuiti rispettivamente dell’ 80%, 63%, e 40% in 20 anni. Come previsto, i tassi di dissolvenza sono molto più alti nelle regioni piu` luminose della nebulosa, per effetto della ricombinazione progressiva degli ioni di azoto, idrogeno e ossigeno man mano che la nebulosa, espandendosi e allontanandosi dalla nana bianca centrale, si raffredda.

Un quadro che si completa

Tutti questi risultati, sono stati da poco sottomessi da Balick e collaboratori per la pubblicazione (previa accettazione) al prestigioso giornale “Science”, e rappresentano un importantissimo tassello mancante per completare il quadro delle fasi evolutive piu` avanzate delle stelle di massa piccola/intermedia, simili al nostro Sole, soprattutto riguardo la critica transizione tra la fase AGB e la formazione della nebulosa planetaria. Uno studio sostanzialmente complementare a quello di Decin e collaboratori, anch’esso molto recente, che dimostrano quanto questi gioielli celesti, che sono le nebulose planetarie, siano una chiave di lettura preziosissima per la nostra comprensione della vita delle stelle.

Fonti:

  • Bobrowsky, 1994, ApJ, 426, L47
  • Balick et al. 2020, sottomesso a “Science”
  • Parthasarathy et al.1993, A&A, 267, 19
  • Schaefer & Edwards, 2015, ApJ, 812, 133
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