È una delle domande più intriganti sul Sistema Solare degli ultimi cinque anni: c’è davvero un grande pianeta, nascosto nei meandri più oscuri, su un’orbita così ampia che potrebbe impiegare 20.000 anni per essere completata? La risposta si è rivelata sfuggente, ma un nuovo studio rivela quali potrebbero essere le tracce dell’esistenza di questo ipotetico e misterioso oggetto

L’astronomo Michael Rowan-Robinson dell’Imperial College di Londra nel Regno Unito ha condotto un’analisi dei dati raccolti dall’Infrared Astronomical Satellite (IRAS) nel 1983 e ha trovato un trio di sorgenti puntiformi che potrebbero essere il fantomatico Pianeta X.

Lo stesso astronomo conclude che in realtà è abbastanza improbabile si tratti di rilevamento reale, ma la possibilità data da queste tre sorgenti potrebbe aiutare a migliorare i modelli costruiti che prevedono la sua esistenza così da condurre una ricerca più mirata per confermare o smentire questa teoria.

Vista la scarsa qualità dei dati IRAS, al limite del rilevamento, e il fatto che si trovi in una parte del cielo molto difficile per i rilevamenti a infrarossi, la probabilità che si tratti veramente del Pianeta X è alquanto scarsa. Tuttavia, visto il grande interesse sull’ipotesi dell’esistenza di un Planet X, può valere la pena verificare se un oggetto con i parametri proposti e nella regione di cielo proposta, possa essere coerente o meno con le effemeridi planetarie.

La speculazione sull’esistenza di un pianeta nascosto nei confini esterni del Sistema Solare va avanti da decenni, ma ha raggiunto un nuovo culmine nel 2016 con la pubblicazione di un documento che propone nuove prove.

Gli astronomi Mike Brown e Konstantin Batygin del Caltech hanno scoperto che piccoli oggetti nella fascia di Kuiper del Sistema Solare esterno orbitano in modo strano, come se fossero spinti sotto l’influenza gravitazionale di qualcosa di molto grande. Se davvero esistesse un Pianeta X che crea tali perturbazioni, potrebbe essere grande da 5 a 10 volte la massa della Terra e orbitare a una distanza compresa tra le 400 e le 800 unità astronomiche (un’unità astronomica è la distanza media tra la Terra e il Sole; Plutone, per intenderci, si trova a circa 40 unità astronomiche dal Sole).

Questo oggetto dovrebbe essere molto lontano, piuttosto piccolo e freddo al rilevamento e probabilmente non riesce a riflettere la luce del Sole. Inoltre, non sappiamo esattamente dove si trovi nella vasta area del cielo. Gli scienziati sono dunque molto combattuti sul fatto che esista veramente e il dibattito è ancora aperto.

Pianeta canaglia
Rappresentazione artistica del Pianeta X. Credit: NASA

La nuova analisi dei dati IRAS

L’IRAS ha operato per 10 mesi dal gennaio 1983, effettuando un’indagine nel lontano infrarosso del 96% del cielo. A questa lunghezza d’onda, oggetti piccoli e freddi come il Planet X potrebbero essere rilevabili, quindi Rowan-Robinson ha deciso di rianalizzare i dati utilizzando parametri coerenti con la possibile esistenza di un Pianeta X.

Delle circa  250.000 sorgenti puntiformi rilevate dal satellite, solo tre sono risultate possibili candidate per il Planet X. A giugno, luglio e settembre del 1983, il satellite ha individuato quello che sembra essere un oggetto che si muove nel cielo. Ma non si può esserne certi. La regione del cielo in cui è apparsa la sorgente è a bassa latitudine galattica (cioè vicina al piano della galassia) ed è fortemente interessata dai cirri galattici – nuvole filamentose che brillano nell’infrarosso – quindi è possibile che le sorgenti rilevate siano soltanto il rumore di fondo provocato da queste nuvole.

Rowan-Robinson osserva inoltre che un altro sondaggio altamente sensibile, il Panoramic Survey Telescope and Rapid Response System ( Pan-STARRS ), in funzione dal 2008, non è riuscito a osservare il candidato.

Però, se considerassimo il candidato come reale, potremmo estrapolare alcune informazioni sul Planet X. Secondo i dati IRAS, infatti, avrebbe dimensioni tra le tre e le cinque volte la massa della Terra e si troverebbe a una distanza orbitale di circa 225 unità astronomiche. Il movimento di quella sorgente attraverso il cielo ci dà anche un’idea della potenziale orbita del pianeta, dicendoci dove potremmo guardare nel cielo e dove si potrebbe cercare in altri dati, come quelli di Pan-STARRS.

Saranno necessari altri studi dinamici per verificare se un tale oggetto è coerente con le effemeridi di altri oggetti del Sistema Solare e se questo oggetto può spiegare il raggruppamento delle orbite dei pianeti nani della fascia di Kuiper, vedremo nei prossimi anni se i dati confermeranno o smentiranno questa possibilità. La ricerca continua.

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