Non sappiamo esattamente cosa siano o cosa li produca, ma una nuova analisi sulla loro provenienza ci fornisce indizi sulle fonti delle strane emissioni che chiamiamo lampi radio veloci.
Un lampo radio veloce è un impulso di onde radio estremamente potente e breve, della durata di pochi millisecondi, proveniente da una galassia lontana, la cui origine è ancora in gran parte sconosciuta. Ebbene, un team internazionale di astronomi ha scoperto che gli FRB (lampi radio veloci, appunto, o fast radio burst) hanno maggiori probabilità di provenire da galassie con stelle relativamente giovani. Ciò era in un certo senso prevedibile. Ciò che i ricercatori non si aspettavano era che quelle galassie avessero maggiori probabilità di essere piuttosto grandi, con un gran numero di stelle, il che è in realtà piuttosto raro.
Come vengono generati i lampi radio veloci

Lo studio suggerisce che potrebbe esserci qualcosa di insolito nel modo in cui vengono generati gli FRB. Gli astronomi hanno già delle idee piuttosto chiare su cosa siano gli FRB. Provengono da milioni o miliardi di anni luce di distanza e spesso sembrano lampeggiare una volta e basta. Il motivo per cui ciò potrebbe accadere è sconosciuto, ma i ricercatori ritengono che la metallicità di queste galassie massicce che formano stelle potrebbe svolgere un ruolo importante in tal senso.
I dettagli dello studio
Il team ha condotto delle simulazioni e ha trovato una possibile soluzione. Le magnetar (stelle di neutroni con un campo magnetico estremamente potente) che emettono FRB potrebbero formarsi da fusioni di stelle binarie. Ciò è più probabile che accada in ambienti con stelle più massicce, come appunto le galassie identificate dai ricercatori. Non abbiamo ancora una spiegazione definitiva sulle origini degli FRB, ma la ricerca rafforza la tesi delle magnetar. È ovvio che più ne scopriamo, più dati saremo in grado di elaborare per risolvere il mistero delle origini degli FRB. È un momento tremendamente emozionante per studiare le stelle.
La ricerca è stata pubblicata su Nature.
Per saperne di più:
- Leggi i dettagli dello studio pubblicato su Nature.
