Il nucleo di Saturno non sarebbe una dura palla di roccia ma un miscuglio di ghiaccio, roccia e fluidi metallici. L’analisi rivela anche che il nucleo si estende per il 60% del diametro del pianeta, più grande delle stime precedenti

In un nuovo studio, gli astronomi hanno analizzato le increspature degli anelli di Saturno che hanno rivelato nuove informazioni sul nucleo del pianeta. I risultati suggeriscono che il nucleo del pianeta non è una dura palla di roccia, come avevano proposto alcune teorie precedenti, ma un miscuglio di ghiaccio, roccia e fluidi metallici. L’analisi rivela anche che il nucleo si estende per il 60% del diametro del pianeta, il che lo rende sostanzialmente più grande di quanto stimato in precedenza. I risultati sono in linea con le recenti scoperte della missione Juno della NASA: indicano che anche il gigante gassoso Giove potrebbe avere un nucleo simile.

Saturno illustrazione
Saturno illustrazione. Credit: Caltech/R. Ferita (IPAC)

L’idea che le oscillazioni di Saturno possano produrre onde nei suoi anelli e che gli anelli possano quindi essere usati come sismografo per studiare l’interno di Saturno è nata negli studi all’inizio degli anni ’90. La prima osservazione del fenomeno fu eseguita nel 2013 analizzando i dati della sonda Cassini. Gli astronomi hanno scoperto che l’anello C di Saturno conteneva molteplici schemi a spirale guidati dalle fluttuazioni nel campo gravitazionale di Saturno e che questi schemi erano distinti dalle altre onde negli anelli causate dalle interazioni gravitazionali con le lune del pianeta.

Le increspature

Le increspature gravitazionali osservate indicano che l’interno di Saturno, pur oscillando nel suo insieme, è composto da strati stabili che si sono formati dopo che i materiali più pesanti sono sprofondati al centro del pianeta e hanno smesso di mescolarsi con materiali più leggeri al di sopra di essi. I nuovi risultati indicano anche che il nucleo di Saturno è 55 volte più massiccio dell’intera Terra (17 masse terrestri corrispondono a ghiaccio e roccia e il resto un fluido di idrogeno ed elio). Inoltre, i risultati mettono in discussione i modelli di formazione di giganti gassosi: ad oggi sostengono che i nuclei rocciosi si formano prima e poi attirano grandi involucri di gas. Se i nuclei dei pianeti sono davvero ‘melmosi’ come indica lo studio, i pianeti potrebbero incorporare gas già nelle prime fasi di formazione.

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